paradossi
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XXXIX.
Aristotele nella sua Poetica avendo primalatta menzione della compassione e del ti-^oi’echiama poi la tragedia purgatrice ditali affetti. S’affannano i commentatori, nonintendendo come potesse parere ad Aristotele °he la tragedia fosse purgatrice di quegli af-fetti ch’ella stessa dee movere.
Meno se ne a/Fannerebbono, se pensasseroche il purgare gli affetti non è, come vollergli Stoici, uno sradicargli del tutto, ma ildirigerli ragionevolmente ; poiché qual com-passione è piu ragionevole .di quella che latragedia move verso un uomo onesto chesenza averlo meritato, per semplice sbagliocade m somma miseria? Può ella dunque pa*rer purgatrice della compassione movendolani questo modo.
X li.
Mi fanno ridere questi che vogliono, leleggi tutte non altro essere che patti; e queiche nascono, dovere stare alle leggi poste daquei che già furono, presumendo eh’essi an-cora vi consentirono. Niente è più arbitrariodi questa presunzione, o vogliam dire ipote-si. Io per me credo che chi nasce porta secouna legge di carità insita dalla natura, percui egli non dee dare alla società umana,quasi buon ospite, se non il meno incomodoeh’ egli può. Perciò dee egli stare alle leggi