( XII )
7- Apponiamo la etimologia ovvéro la isofonia alcuna volta sotto il nome ed alcun 1 altra «otto il verbo 0¥ avverbio , secondo che 1 analogia della radice etimologica o della parola isofonica colla esaminata faccia spicc®migliore. E dove quest ultima visibilmente dipenda da alcuna parola italiana , lasciamo che di tal parola vada i' 1ti accia il lettore pcicliè ne conosca la etimologia. Egli dunque leggendo che abbracciare è stringer tra le bracci®checchessia , cercherà braccio seni altro avviso , e ’1 troverà derivato dal latino brachiuni. Che se la radice ita'liana non e abbastanza indicata nella spiegazione di quella da cui ha tratta ]’ origine , noi lo invitiamo a vederti®T etimologia sotto questa radice. Cosi in accomandolare, troverà V. comandolo ; in acchetare , V. cheto, ec.
8. Se una stessa voce adoperata in più sensi è tolta dalla modificazione di radici diverse , e noi non lasciamodi riferirle. (ig)
g. Molte volte la etimologia che noi anteponiamo , si troverà diversa da quelle recate in mezzo da’ precedentiscrittori : ed il leggitore sagace domanderà perchè le abbiam disgraziate. Or noi ci confidiamo che potrà per se me-desimo rinvenirne la cagione , se vorrà alcun poco riflettervi sopra. Ne adduciamo ad esempio la voce abbando-nare. Secondo il terrari, essa venne dal vocabolo bandura in senso di bandiera: e cosi in sul principio non ha si-gnificato altro che a bando discedere. Secondo il Metiagio , è da bando pubblicazione a suon di tromba : percioc-ché cosa abbandonata è, dic’egli , cosa data al pubblico. Il Muratori confuta codeste opinioni , e si rivolge adabhandeln che Ita ben potuto significare presso gli antichi Tedeschi disfar certi contratti , ma che al presentevale invece trattare , comperare. Il Boiste opina per bandum , che ne’tempi del latino barbaro indicava 1’ armento;il Lunitr per bandum deserere, lasciar le bandiere. Origini son queste quale più qual meno lontana , ma pur tuttelontane quanto basta per esser poco soddisfacenti. Ei sembra in vero assai probabile che la parola in quistione si®provenuta di Germania . Ma ben antico in quel paese è il verbo abbinden che vale sciogliere , slegare : e scioglierchecchessia o dalla mano o da un legame qualunque , mediante il quale il teniamo , è veramente abbandonarlo.Viene ad afforzare il sospetto la notizia che ne danno gli etimologisti latini, e fra gli altri Isacco Vossio , cioè , che -il loro deserere equivalente al nostro abbandonare , sia derivato da de particella negativa, e da sero, semi, sertum ,serere congiungere. Eppure abbiamo parola che anche più di abbinden può menarci allo scopo ; ed è abhanden, fuordi mano, donde abbandonare, ossia metter fuor della mano un oggetto , il cessar di tenerlo , il lasciarlo andar via-L’avveduto leggitore potrà riconoscere facilmente che cotesto abhanden è piu analogo per senso e per suono alnostro abbandonare che non Je radici poco innanzi indicate. Laonde rendendo a noi giustizia dell’ esserci allontanatinon senza molto ponderare da tanti illustri autori , non sarà restio a concederci in tutti i casi simili la indulgenzamedesima: perciocché vedrà che a’mutamenti non c’indusse spirito di novità o di contraddizione, ma l’arnor del veroconvenevolmente rischiarato dalla discussion precedente de’ più grandi eruditi.
10. Dove un’ etimologia indubitata profferisca il vero senso di un vocabolo mal definito, ne raddrizziamo la de-finizione ; e dove il dizionario della Crusca abbia sospettalo appartenere a qualche voce un certo senso che la suaradice mostra esser vero , abbiam liberata dal dubbio la sua spiegazione.
11. Talvolta i nostri lessicografi nell’esporre i vanii sensi di una paiola medesima non poco perturbano l’ordineche avrebbero avuto a serbare ; dapoicliè incominciando dalla siguifìcazion metaforica e figurata , riserbano appenaalla propria gli ultimi luoghi. Cosà spiegano abborracciare per fare alcuna cosa senza diligenza e cautela ; segueabborracciare nel modo neutro ; giunge infine abborracciare per mangiar senza distinzione o riguardo. Ma cotestoabborracciare , come ben vide il Muratori , è parola degli Spagnuoli : e tanto vale appo loro emborracharse quantoappo noi imbriacarsi. Ragion dunque voleva che s’ incominciasse 1’ articolo dallo spiegar la voce abborracciarsi perubbriacarsi, fiere senza distinzione e riguardo, e si terminasse col traslato dell’ operar senza cautela , come gl’ irn-briacbi pur fanno.
li. Fra le imposture praticate da taluni etimologisti famosi è risaputa quella di aver date per radici alcunevoci immaginarie , elle non sono e non furono mai in veruna lingua conosciuta. Quanto a noi , ascriviamo a debitonostro 1’ additare il nome degli autori i quali c’ insegnarono le parole straniere, da cui traemmo le patrie. I più Ire*quentemente adoperati si troveranno descritti in una tavola a parte con le date ed i luoghi delle loro edizioni. ( 20 ) Altripoi si citeranno come )’ uopo il ricùiegga nel corso stesso dell’ opera. Chi abbia vaghezza di riscontrarli troverà qual-che volta un disordine del quale non sarà inutile che venga avvertito. Leggerà , per esempio , che abbarcare vieti
dall’ illirico barcs che significa cumulo. Tuttavia se cercherà la voce dimoio nel dizionario italiano -illirico dello
Stulli, non la troverà tradotta per barcs. Non manchi allora di cercare il vocabolo barcs nel dizionario illirico-ita liano , e verificherà ciò che diciamo sul senso di siffatta voce. Quindi viene molte volte la necessità di rintracciarlaradice , se non si trova il vocabolo che le si dà p.er equivalente ; e di rintracciare questo vocabolo , se non si na-yien la radice.
i3. La mancanza de’caratteri arabi , ebraici , sassoni ec. ec. nc fece (orza perchè ci attenessimo, quanto ai
modo di scriverli , al metodo del Gatlel , registrando tutte le radici straniere in caratteri latini. U che facendo se-
guimmo , rispetto agli arabici , la maniera del Meninski , e quanto agli ebraici quella del S isti , al quale parinientici conformammo nella pronunzia dell’ nj greco; ( 21 ) serbando nel rimanente riguardo a questa lingua il yecchiomodo di leggerla. Egli è peraltro da notare che qualche volta il k greco , trasmigrando in Italia , ha serbato il suonodi eh come in Urie, ed in molle e molte voci del dialetto napolitano; e assai più spesso ha ricevuta la pronunzia diun c, siccqaie in ciborio, cima, cimilcrio, circo, cissoide ec. Anche )’ 0 greco pervenuto fra noi, ora ha suono di y,conte in lhyr$:i$ , embryon , clyster , cyathus , ed ora quello di u come iu buccina , duo , thus , cupa , guberno >