Band 
Vol. I.
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XXII
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non che , non è spento il seme di coloro che a fatte astruse elucubrazioni dando nota di vanità , non hanno Inscienza etimologica in quel pregio che si merita. A farli certi della sua utilità basterebbe V articolo che se nelegge nella Enciclopedia ; ma viene pure a taglio ciò che ne scrive il Cesarotti nel Saggio sulla filosofia delle lin-gue , 3- parte , §. 6 -, e questo luogo vogliamo qui riportarlo , perchè sia suggello che sganni coloro, e conchiusio-

ne di quanto su tal materia si è per noi ragionato :

)> Del resto deesi qui avvertire che a giudicar esattamente e a ben usare de' vocaboli, rende indispensabile

la scienza etimologica , studio meschino , sol fecondo d' inezie , finché si stette fra le mani di puri grammatici,ma che a' nostri tempi maneggiato da profondi eruditi ed insigni ragionatori , divenne fonte di utili e preziosenotizie ] studio a cui gloria basta il dire cheformava le delizie del gran Leibnizio. (*) Questo solo ci rende atti,come si esprime un dotto Francese, a dominare il valor determini : questo ci fa assistere alla loro nascila, e allecircostanze che li produssero : esso ci porge il filo che può guidarci ne' varii loro passaggi da un significalo al-V altro , dal senso proprio a tanti altri o traslali o analogici che non sembrano aver fra loro veruna specie d' af-finità : per mezzo di esso si gusta il valor primigenio de' vocaboli e delle frasi, si giudica fondatamente dell'usoo dell'abuso fattone dagli antichi scrittori, s'indovina il senso de'loro contemporanei , si risuscita una folla disensazioni già spente : istruiti da questo acquistiamo maggior sagacilà nell' impiegare gli antichi termini e collo *condoli in un certo lume , ne facciam distinguere l' impronta o logora dal tempo o sfigurata dall' altrui poca de-sterità : conoscendo alfine per questo l' essenza originale del termine proprio, impariamo l' arte non comune diadattarvi le più opportune metafore ; e giudichiamo con precisione dell' aggiustatezza o sconvenienza delle mede-sime. Così, per arrecarne un solo esempio, quando sappiamo che abbacinare è una spezie d' accecamento che face-vasi con por d' innanzi agli occhi un bacino d' argento infocato , si vede tosto che è ben detto per traslazione es-sere abbacinalo dalla gloria , che manda uno splendor metaforico : e si conosce altresì essere cosa affatto sconve-niente 1' uso che ne fecero due scrittori fiorentini , citali nel Vocabolario : voglio dire il Davanzali , che usò questalocuzione s abbacinarono le stelle, e V autor di un' antica storia che parlando di una famiglia disse , che ella restòabbacinata per la morte di non so chi : perchè l' abbujamento reale prodotto dalle nuvole , e molto più il metafo-rico nato dalla morte , non han veruna analogia con quello del bacino ardente. Bensì 1' espressione sarebbe stataappropriatissima e vivacissima , se il Davanzati avesse detto che le stelle restano abbacinate dal sole. »

(2 3) Si dia uno sguardo agli articoli Abete , Acacia, Acanto ec. che in questi primi fogli rattrovansi , esi confrontino co' bolognesi. Ma per risparmiare allrui questa noja , qui ne adduciamo un solo esempio.

DIZIONARIO DI BOLOGNA VOCABOLARIO DI NAPOLI

Acacia. Gr. T. Botanico. Gli antichi indi-

carono due piante sotto questo nome , una per Acaciaprima, e l' altra per Acacia seconda. L'Acacia primaè chiamata dal FVildenow acacia arabica la quale ap-partiene alla classe poligamia monecia di Linneo , e sidistingue per le spine stipulaci geminale, per le fogliedue volte pennate , con cinque coppie di penne molti-jughe, per le silique falle a vezzo, e cotannose. Quest' al-bero nasce nell'Egitto , e nell'Arabia.Matt. disc. i.p.210.Lacacia nasce in Egitto : ed è un arbuscello spinoso.Il Mattioli erroneamente confonde questa pianta conV albero di Giuda , o sia il cercis silirpiastrum , Lin.del quale ne il disegno coll' aggiunta di spine fit-tizie. L' acacia seconda è nominata da Dioscoride , edè indigena della Cappadocia , e del Ponto 5 ma daquesto scrittore non viene così chiaramente descritta ,da potersi comprendere quale delle specie sia de' mo-derni. Ricet.' Fior. i 3 . Della seconda acacia, che na-sce in Cappadocia , non faremo menzione. L'Anguillara per acacia seconda intende una pianta che nasce nellaCorsica , ma la descrive brevemente che non c' in-segna a conoscerla. Anguill. sempl p. 64. Questa piantadetta di sopra a mio giudicio è la vera acacia seconda.Il Mattioli ed altri indicano per l' acacia seconda lo

Acacia. (Bot.) A-ca--a. Sfi Lat. acacia. Gr. ( Dal

gr. a priv. e cada malizia.) [ In generale sign. Inno-cenza, Purità, Senza malizia -, e gli antichi botanici chia-mavano così una pianta spinosa, poiché la puntura dellesue spine non reca alcun dolore ; distinguendola inAcacia prima ed Acacia seconda. I botanici moderni hanformato sotto questo nome un genere di piante , deli*classe poligamia monecia , della famiglia delle legu-minose , da cui provengono la gomma arabica ed ilsugo d' acacia detto vero acacia nelle farmacie. Sonoindigene dell' Egitto , dell' Arabia , del Sene gal, del-l'Indie orientali , della Cappadocia ec. Fanno un le-gume lungo , carnoso o membranoso o legnoso, di va-rie forme, liscio od irlo. Piuttosto arboscelli che al-beri 5 spinosi , di bruito aspetto. ] Ricetl. Fior. i 3 -LAcacia, secondo Dioseorféle , è un arboscello dEgit'to , spinoso , di rami folto. E appresso. Della secondaacacia , che nasce in Cappadocia , non faremo menzione-

(*) Un critico italiano chiama con enfasi letimologia una scienza vana.Mitbaelis , il De Brosse son deboli al par di me. Foia dii Cesarotti .

Io ho la debolezza di fidarmi più di Leibnizio j ed il Turgot ,

il