AVERE
aci? xr
v °*' avoj K a,i *' Messere, questa pietra vale la migliore ci Ita ile che*> >«,
( „ t 0l ‘J ,, S n to co' e. d'attiva terminazione , tanto di significato atticot e ‘ ° di neutro , sottentra al mancamento delle voci de’ loro tempi,(filal‘!"‘■ P J >snazione > senza alterare niente il signif. del oerlm col
dico * 4 CO "ì u S a ‘ H <JCI • non. i g. 4- Nè s’ora ancora potuto trovar ine-| tc 'i clic di ciò l'avessè potuto guerìre, ma tutti l’avevano peg-Uv. c' p ^ noe. (ig. ig. E tiolli buona pezza taciuto, per non fartenec ss , i L , 11 n ' n ' S't- i2 - 1 ° mi ricordo avere una volta inteso, in PersiaU V j,? * t ' COi| do il mio judicio , una piacevole usanza. Petr. son. 12.Ì.at ‘“Starnar que’duo bei lumi, Clic bau fatto mille volte invidiatuia °'i * r ' (i‘ 0, d. Pred. S. Andò coll' anni de’ pastori, con una rom-r ‘l'Osat T 61 ’* 6 ’ et ^ morto costui. Doni. Inf. 1. 28. Poi ch’ebbi
fy '** corpo lasso, Jìiprcsi via per la piaggia diserta,lia ‘ >a Co,l juga se medesimo. Bocc. introd. 27. Oltre a cento mil-ij,. ( ’ a *" re umane si crede per certo dentro alle mura della città di“uri Ó ts ^ crc stuti di vita tolti , clic forse, anzi l’accidente mortifero,si ii,..,' salla estimato tanti avervene dentro avuti. E nov. 12. 4• Hor,e 0 '/ J , avi, l° in costume, camminando, di dire la mattina, quandoè la, un paternostro ed un’avemmaria. E noe. 61.8. E-fai,,^,‘ autas ima , della quale ho avuto a queste notti la maggiorPubi C ” C ma * s ’avesse. E imo. 7 6. ri. Chi avuto avrà il porco, non“ivia man dar giù la galla. E imm. i5. Io l’aveva per lo certo lut-avi| ta' p alivi avuta tu. Eia. HE E la ’uvidia, eli’ io avrei
*' (. . continuare il magistrato , sia apniccolata.
-...*. ™ « Si perchè più utilità
medesima v. Avere
... c.. ulv .r. ,v..^> vale Essere credi -
« W», 7 / r
^ré T *""* signi)
< ’' , '“rò S ìT 8 * lia a av< ._
s òitil (i w . vocali, ha introdotto il dire anche Aver da avere,
'^ vì f te in tutte le altre persone e tempii Io aveva da avere, Tu■fc (iZ * ^ r e, cc. Jìern, finn. E dare agli altri per aver a avere,a ^ J; Lasciatevi pensare a chi ha da avere.
^ P 0sl(ì ovanti agl’infiniti de' verbi , piglia forza del ver-
over
e > co me Avere a fare , Avere a leggere , Avere a mangia->, e, J e con tal forma si esprime 11 dover fare , Il dover legge-ì|v (t a { ( e r mangiare , ec. Car. lett.1. 28. Non parlavano, per non’!'K’sj 0 tonto della toro ignoranza. » Bocc. g. /j. u. 5. Che vuol dirE ^ Clic hai tu a far di Lorenzo che ne domandi sì spesso. 3L;u iJ0 * *.Io vi porterò gran parte deila via, elio ad andare ah-
3 ^ ® cavallo. (V)
particella À talora ammessa. Gr. S. Gir. 3o- Quegli cheC| o ^ a ^ fc «iente confesso a sua vita, ed havvì perseverare costui fàc-\\ rtii c ^’egli andrà dinanzi da Dio . E 11. Interamente ave
u prossimo. Pass. 25. Quello che è propiin di Dio ,
die * K1 vcn * re , l’uomo lo dispone. Ed anche : Non èN i’ u ‘ > ma cieca presunzione che quello ch’è del tempo c ha veui-y.*’è 0 0 'Eoamente disponga. Gr. S\ Gir. 2. Sperare dobbiamo, cioè^si 1 , f ciò eli’è avvenire, ebe tutta ha veuire siccome Dio
s ]><u
® rt S’ L ‘ v ’ * 2 7- Se diire Fioientiui, che ha far questov.... ° * Bocc. Introd. Ed erano alcuni i quali avvisavano , chefoderatamente ec. avesse molto a così fatto accidente resistere.
rT ^’o; 7 c < < ^ a Svrt>/ - a due cose ; al vtnbo , e al caor> del verbo.') (V). ly Lhe preced nte agl' infiniti d'altri verbi , come Aver
Ui/ VtT C ^ 1C Aver che mangiare, ec., fórma locuzione
f- Quff foer cose da ftre, cose da leggere, cose da mangiare, ec.r E- Erano cotanto poveri, che gran parte del tempo
mangiare. Guitt. Leti, lulendete che non vi scrissi
V 0r * ebbi che scrivere.Av
Aver faccende. Deput. Dee. 92. Fare ec,b dettò, Occuparsi ed Esser,sempre in fa
ìm-
iccin-
o'’ C1 ' filo — .
onù(, 1 .“^pliituincritc ___ r _ .
l ’ r n 1>. r Sl ’ lr '' Dar clic fuc, ed Aver clic fare, È fittole quel ebe
■ ( i ''Ccu' l| " ll '“' (V b i-
li' Stille/ - < ‘ ue 1: ' ,e l0n uno = Acer con esso lui negozio, interes-si Cu “ cks *’ l > " lc " ,e O 1 ec - Cas. Leti. Perchè non avendo S. S.chev <i|(j. 110 ‘ più clic pochissimo , non si dovila pigliar impaccio
1 1 r c nnchidcre i nostri disegni prima o poi.
. \ -'-■••.«w.» U » ilU.MII UiatiiUl V/ f'w..
e ^e O T dl ° <-on alcuno, o con alcuni Giacer carnahnen-
?• Si ; 'ff rem hahere cimi aliano. Gr. evyftv^carm. Guid. (r.N colli c ^ e avessero iìgliuoio maschio, sì io mandavano a co-*I l, ali avevano avuto clic fare. V. Aver a fare diuna odi uno.aver che Dre ^ Essere scioperato. Lat. otiosum esse. Gì.
t^'^TtV VCr chc farc > 0 a f!,re S on aleno® c , osa = Essere molto
Nm
C0h'r ,O|f es ser comparabile. Beni. Rim. Le non hauno a farl^che.
\J‘ ,,( ìs g . c l >Uìt - La posto avanti agl’ infiliti de verbi , forma cer-vive ^ e '^‘ Vot> b' r< -, Aver da leggere, Aver da mangiare, A-
ftue ì e ’ Avei- da mantenersi, e vagliano lo stesso che Aver^ \ -‘B Cr Wer c ^ le leggere, Aver che mangiare, Aver con che Vi-b Ss iiiiQ ( |,, c ° ri ohe mantenersi. Car. lett. 1. 28. Facendo le viste che* Lo//,. Scr ‘ v< r‘ r .per Boina.
^ \ Di in luogo di Da. Amiti . Ani. Pr. Alquanti
Ni* t Co//' ri /r° nl * avomo di raccogliere. (V)
. c °n u rt l lR lsSf) La e la prep. Con vale Essere adirato. Carne A-M ll ^'-Usum ’ ^° n ognuno cc‘, e vi si sottintende la lite, la querela.]•’ ^him esse- Gr. 5 xN^' 5 *'X slt '- Rem. Ori. 1. 4- E-•S'e, Mt’ «no 111 ^l ìa 8 na un Satanasso , cc. ; Cristiani e Saracin gii^ 3° : Halla
con noi, con Carlo, e con ognuno. » Cecch.U\g-p ’ 1 * iX ^ ^ ia con
AVERE Sai
sa da ridere, cosa da nulla. Ar. Pur. 3i. 5 a Spezzata fhe lor fu Japrima punta, 1 Saracin non l’avean più da risn.(M)
1 3 Usato in alcune sue particolari voci, fórma alcune maniere didire , [ che noi diremo pretti idiotismi da non imitare'] come- No bai,ne hai; che nel fin del giunco sì dice al compagno; evale'. Noi siamdel pari \ clic anche si direbbe : Ne fa , ne fa ; oppure : Tu ne haimolti, cioè danari, o simili. Vatajf. 1. Ne bai, ne bai pilorci conmattana. Uarch. Elicci 252. Vuol dire, che ella è ne fa , ne là; o volete,come dice il Pataffio, ne hai, ne hai 5 o, come ei parla volgarmente,Ja rotila del Vallerà.
14 —* [Quando un membro del discorso è retto dal v. Essere , c V al-tro da Avere, il primo , qualunque sia , espresso, il secondo si tade.]JSlov. ani. 3g. 1. Guilichno si vantò chc non avea cavaliere iu Proen-za , che non gli avesse fatto volare la sella , c giaciuto con sua mu-glierà. (V) Omet. S. Greg. 2. sgf. Per nostra riprensione s’è emendatodella sua perversa operazione e fatto penitenza. ( Ha fatto, ) Pallad,11. 12 .1 pali del ciliegio messi nella vigna sono appresi in ciricgi fermic fatto frutto, f Hanno fatto. J G. E". 8. g6. Messer Corso Donati fude’ più savi.. .,ma molto fu mondano, e di suo tempo fìnte in Firenze molte congiurazioni ec. (Elbe fatte.J E g. 12J. 1 Fiorentini, ... eranoin sul contado di Lucca , c posto assedio al castello di Montevettolino.( Avevano posto.) (Del contrario, Jf. Essere.) (Pr)
if)— * Talvolta twvasi taciuto anche quando è preceduto da un verboqualunque messo in tempo semplice. G. V t g. 1J1. Dal conte Manfre-di . . . comperarono tremila fiorini d’ oro , e posseduto alcuno tempo.(CVoè : l'ebbono, o l’avevano posseduto ec.) (Pi)
16 — * Nota altre ellissi. Bocc. g. 1. n. ó. Ciascuna la eoa eredità, la suavera legge, ed i suoi comandamenti si crede averea fare. (Qui Averesi riferisce ri tre pani del periodo diversamente : cioè, si crede averela sua eredità , avere la sua legge vera, avere a fare li suoi comanda-nienti. ) (V) Eav. Esop. 16 A molti per pietà perdona», i quali condiletto a più loro potere mi offendono in luogo di pietà. ( Cioè, inluogo di aver pietà.) (Pr)
j 7 — * Nota modo potenziale di questo veri) o. Pecor. g, n. 1. lo non tidarei un danajo : avessigli tolti quando io te gli volli far dare. (V)
18— * Nota uso. Pisi. Ovid5y. Credo che di tanta disavventura me n’ab-bia colpa il grave peccato delle donne dì Lemoo. {Cioè, verso di me,quanto a me.) (Pr)
19— * Applicare, Mettere. Pallad. 1. iq. Per la calcina buona s’imbian-ca bene il muro, la cpial farai lungo tempo macerare. E poi su dettaabbi l’ascia e radila, e se ella s’appicca all’ascia , c l’ascia nou u«perde’! taglio, sappi che la calcina è nobile. (Pr)
20 — * Compiere, parlandosi di anni. Cron. Stria. I2y. Io sono iTelà di
anni avuti a dì 13 di marzo (V)
21 — [Comprendere, Intendere, Sapere, e si Usa onlinariamente colleprep. Da, Donde e simili.] Lab. 85. Donde che tu tc l’abbi, ninna co-sa te ne asconderò. G. F". 12. 83.4. L per lettere di no>tri cittadinidegni di fede, eh’erano in quei paesi , s’ebbe , come a Sibastia piov-veno grandissima quantità di vermini. E 11. 2 . ig. E questo io au-tore, per saperne il vero, ebbi dall’Abate di Vallombrosa , uomori brioso e degno di fède, che, disaminando, l’ebbe dal detto suo romito,a) rt\ Gior. 126. Ma vedi l’altezza d<-gli umili, che V hanno ( le cosemondane ) sotto’ piedi . . . Sicché avena già, che sono sopra il monted’ ogni stato mondano. (V)
22 — Conseguire. Lat. habere , consequi. Gr. iit‘irv¥x l <zvsiv. Bocc. nov. 18.2y. Darebbe* opera a fare clic egli il suo piacere avrebbe. » Ec. Giord.184. Cristo dice nel Vangelo.* se persevererete, si averetc. (V)
23 —* Credere, Giudicare. Frane. Sacch. n. 6y. Quale avete voi che siala più preziosa pietra che sia? (V)
2/j —Essere, cioè adoperato in luogo del v. Essere. Dep. Decam. c. 23. Bocc.G. 3. f. io. Ed ebbeyi di quegli che intender vallano alla tnetanvsc. Enov. 34- i 2. Al mostrar del guanto risposi*, che quivi non avea falconial presente, perchè guanto v’avesse luogo. G. F. 1 //f 2. E portò se-co del vino, il quale dagli Oltramontani non era usato nè conosciutoper bere, perocché di là non avea mai avuto vino nc vigna. Liv. ftf.Tutti furo battuti colle verghe nel mezzo della piazza, ed ebbono ta-gliata la testa. (Cioè: fu loro tagliala la testa.)» Fav. Esop. 166. AI lu-po per sua buona ventura venne riguardato iJ collo al cane, e doman-dollo perchè intorno al collo avea così pelato. Borgh. Ovig. Fu'. 2^0;Non si niega già nè si può o debbe negare che in questa parte potes-se {per potessero) avere castella , vicinanze ec. (V)
a —- * Usalo anche pi. alcuna volta. Gr. S. Gir. 55. Nel T;d>erna*colo della vecchia legge non avevauo pur solamente le grandi fiole,ma avea ancora delle cigolo. (V)
3 — * Usato neU'ittfinào. G. F. 11. 9$. Ragionala vere comunemen-te nella città da i5oo uomini forasticri, e viandanti c soldati. Fpocodopo: Ragionasi in questi tempi avi re nel contado e distretto di Firenze da 80000 uomini. (V) Mann. Galat. L 2. 4g- Io ben so avervi certuni ,cui mi riduce alla mente questo luogo del Galateo, i quali bulino a
schivo ec. (N)
con esso lai. (V)
^- c ut / VA ° ^* a QSgi&'-tevi l parvi? da risoci Stimarla co -
4- * Usai nel sercmdh. Vii. SS. PP.p-4. z38 Avendo una grati-de fama c mortalitade io Alessandria .andava ec. G. r. 5. 1. In-contanente che fu a S. Marco presso di Pangi , non avendo del Papanulla novella della terra , per divu.o mu-acolo s. levo una voce gn-
dando: Ecco il Papa, ecco il F ;, pa.( ) *- ^ ^ .
5 — * Usato anelli ne'passivi. Fior. S. Brune. 6 . f . E sanza altroaddi.nandare, o che mai eglino si avessero veduti, si abbracciarono in-■ e pr s 1,0. Ulesesi per molti che la terra sarebbe avuta
nrr lòre, Deroccìiè gli Aretini ec. (Pr)
—Par venne a se, o alla sua presenza, Avere a se. Non. ant. 2../. Man-' dò per questo Greco, ed ebbe!,, m luogo segreto. E n<v.OÌ. 2. Il Hecominciò a rìdere, e incontanente ebbe uno della sua famiglia, e man-dò a sapere della contenzione di questi due ciechi. Enne. Sa- vh. non.ai. Una sera ebbe due contadiui, e pregolli tasserò coti lui. E rior. gS.
J 6t>