( CXLI )
caduta in tanti pastelli , nella forma , che cader la veggiamostuando infuocata, e pastosa corre nelle eruzioni della Lava.
Quantunque però un tal modo di ragionare possa in qual-che forma persuaderci circa ali’Accensione , che si fa di tantedaterie combustibili nel Vesuvio; più difficile però egli è il ca-Pss e , come mai dopo tanti sgorghi, e svaporamenti di fumo, efiamme , dopo tante eruzioni di cenere , di pietre , e di in-calcinati metalli,non si sia seccata, e consumata la materia, eIn conseguenza non si sia anche ripiena tutta la gran gola , ofi a Cratere del Vesuvio, mentrechè egli è proprio di ogni fuo-co di ardere fino a tanto , che vi sono particelle ignite , checoll' andar del tempo dovevano in cenere esser ridotte , eav er cessato di bruciare . Anch’ io quando ciò considero , con-cesso , che ne resto sorpreso dalla maraviglia. Io vedo uscito dalVe utre della Montagna tanta materia, che da più secoli n’è daPer tutto ricoperto il terreno ; vedo tanti Monti di ributtate pie-ssc, che radunate insieme, verrebbon a formare più, e più Ve-p V j ; e vedo sempre rigurgitare le infuocate Lave , le bollentiVeneri, e i fervidi Lapilli. S’io non m’inganno, io credo, cheaddivenga primieramente , perché il fondo di quella gran° r uace sia d’un diamentro immenso; che continuamente sicco-me i fiumi vanno a sgorgare nel mare, così i sotterranei fuochiei ?gano dentro a detta fornace ad unirsi, e a scaricarsi; sicché^te a questi fuochi le continue acque del mare, che doccianoin maggiore, ora in minor copia dentro alla Montagna, sivagano tutte le materie , che esistono , e che entrano nellae aesi m a ad accendere, ed infiammare ; accese eh’ elle sono oc-^P a no maggiore spazio ; occupato maggiore spazio è necessario,Pe tentino l’uscita : Se trovano un forte ostacolo è forza, che^gurgîtino, e se trovano debolezza nei lati del Monte, saccia-(j 0 , quivi rottura , e fuori ne scaturiscano . Che la profondità^Ua Montagna fosse vasta, ed immensa fu creduto anche negli,^hi tempi ; sicché parlando di lei Procopio (a) . EJi auteme . e gli , in Campania Mons Vefevius dittus . Is plerumqueJonitum non abstmiîem edit , qui ferme quum fit , ingensq, Cin erum sub se qui tur Jìatim , & ferventium erutta fio. Hujus0 em montis baud fecus , atque in Siculos Aethnae mediania vacua , abruptaque sunt 3 & in profundum tendentia ì paris ab
ì tic Gotbor. Bello lih. 3.
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