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Racconto storico-filosofico del Vesuvio e particolarmente di quanto è occorso in quest' ultima eruzione principiata il dì 25 ottobre 1751 e cessata il dì 25 febbraio 1752 al luogo detto l' Atrio del Cavallo ... / Giuseppe Maria Mecatti
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CCLXXVIII
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( CCLXXVIII )

stana scritta a' tempi di Teodosio Imperadore nomina Pompei,ed Ercolano, come ancora esistenti (a). Fioro visse dopo Tìto sot-to Adriano , e parla d Ercolano , e Pompei , come ancora inpiede egualmente, che le altre Città di Campagna , nel Ltb.I.Cap. xVl. Ecco le sue parole chiarissime : Omnium noti modoItalia , sed toso orbe tsrrarum , pulcherrima Campaniae plagaejì . Nil mollius coelo ; denique bis fioribus vernat . Nihil ube-rius solo; ideo Liberi Cereri]que cert amen dicitur .Nihil hospi-talius mari. Hic Mi nobiles portus , Cajeta , Msenus , & te;pentes sontibus Bajae , Lucrinus , & Avernus , quaedam mastiotia . Hic amigli vitibus montes , Gaurus , Phalernus , Majsicus ,& pulchenimus omnium Vejuvius , Aetneì ignis imitator. Ur-hes ad mare , Formiae , Cumae , Put eoli , Neapolis , Hercula -neum, Pompeii , Li? Urbium Capua, quondam inteî

tres maximas , Romam Carthaginemque numerata. Si noti qui,che F/oro chiama sr/ wwe quelle Città, non solo che sono sulmare,ma che sono dalla parte della marina,benché in qualchedistanza, come sono Capua, e Pompei. Di più si osservi, cheai tempo di Fioro anche il Vesuvio stessa era ritornato un mon-te il più delizioso , e bello di tutti , non che fossero alquantorimessi Ercolano, e Pompei . Servio , che è tanto più moder-no sopra il Libro FUI. dell Eneide , parla di Pompei, come diCittà , che a suo tempo era : Unde Pompeii dicitur Ci-vitasMarciano Capella nel Libro VI. parla pure di Pompei , com eesistente; e se si dovesse dar retta aliedizioni stampate, parl e 'rebbe ancora di Ercolano ; ma bene osserva il Salmafio a Soliniche copiandosi qui da Marciano Solino , e Solino non comsù e 'inorando Ercolano, si dee credere quella di Ercolano una gssj 1 'ta ; lo che dice confermarsi da MSS. E per vero dire il nobi^MS. Riccardiano non ha quella Giunta dErcolano. Solino aI1 'cora dunque parla di Pompei, senza accennarne destruzio°f'Anzi Dione stesso nel luogo citato , dice, che alla fine tula'paura, che il danno: v pèv scppu avvi «S'ev pipa -ictt f*hÒv oojtvs eìptpohra.'to. vsspov y xp vorov <rq>i< XoipùStj Setv vjv ,,

Xa. Questa cenere dunque niuno gran male allora ad ejfi °sro ; imperciocché fu dipoi , che loro apporto un fiero morbotagioso. Queste parole generali di Dione non sembrano app art

nere

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(a) Non è maraviglia : perché anche a d'oggi i Popoli di Resina, etisi nei Dispacci, e Contratti gli vedo nominati Uerculattenses,