28 INTRODUZIONI',
i fuochi di Barigazzo, i quali ardono su gliAppennini di Modena , e consistono in gruppidi deboli vampe raccolte in breve arca, chesi sollevali di terra , le quali fiammeggiano quasisempre; e se per caso vengano spente, si ria-nimali tosto, accostando all’arca una picciolafiamma. Le notizie però che per le stampe ab-biamo ili esse, sono sì scarse, sì difettose,che lutto al più possono servire per un con-fronto tra lo stalo d’ allora di queste fiammee il presente. Coi lumi della moderna Fisicaera facile il presagire che la cagione di que-sto esile incendio è il gaz idrogeno. Andatoio a beila posta a Barigazzo, così ho trovatoeffettivamente. In quelle vicinanze sei altri fuo-chi consimili, fino al presente solo noti a que-gli Alpigiani, sono originati dallo stesso prin-cipio.
Ma in tanta ricchezza di esatte cognizioniintorno ai gaz aeriformi , stato sarebbe troppopoco il dire e il mostrare che di queste mol-tiplici fiamme è autore il gaz idrogeno. Eccopertanto le ricerche principali che su questifuochi, e su quanto può avere relazione conessi, creduto mi sono in dovere filosofico dimandare ad effetto. Primo , esaminando la strut-tura e la composizione di quelle montagne;nel qual luogo per incidenza ragionerò del La-mone , non molto rinioto da Barigazzo, celieè il monte più elevato de’ nostri Appennini.Secondo , notando diligentemente le qualità diognuno di lai fuochi, e i fenomeni che gli ac-compagnano. Terzo, confrontando questi fuo-chi alimentati dal gaz idrogeno naLurale con