CAPITOLO r. /|I
tenni a un luogo dove sì davvicino e con tantaevidenza veduto avessi la lava fluire. Consi-steva questo nel tentar di scoprire il grado dicalorico che aveva la lava corrente; e tale espe-rimento era comodissimo il tarlo dentro a quellagrotta. Siccome poi le mie circostanze non mipermisero una seconda visita a! Vesuvio, ed’altronde questi stendimenti che diano ricettoalle lave fluenti non sono rari nelle eruzionivulcaniche, mi farò lecito il proporre que 1 saggiche avrei tentati io stesso se fossi stato fornitode’ necessavj mezzi, su la lusinga che all’ offe-rirsi qualche altra analoga circostanza possanoforse recarsi ad effetto da taluno de’ pochiNaturalisti di Napoli , cui stanno a cuore levesuviane osservazioni.
Primamente adunque su la lava di quellacavernuzza posto avrei due qualità di corpi ,altri infiammabili , altri fusibili , obbligandoliper via di acconci ingegni a restar fìssi nel me-desimo luogo ; notando puntualmente il temporichiesto per l’accensione dei primi e la li-quidità dei secondi. Indi gli uni e gli altri sog-gettati gli avrei al fuoco nostrale, finché ottenuLone avessi i medesimi effetti, marcando i divarjnel tempo tra il fuoco vulcanico e il nostro.Così conseguito avrei un termine di confronto,utile per la proposta ricerca. Ma un saggio piùistruttivo e di maggior precisione era quello divalersi del termometro del sig. Vedgewood, ilcui uso esser poteva il seguente (*). Ad esplo-rare il calorico superficiale di quella lava , vi
(*) Vedi la mia Iutioduzioue.