DELL'’ANFIEICHITADI ROMAde gli autori, non fono per oppormi al tutto alla opi-nione di quelli che inanzi a me hanno ſoritto; effendo=ci Stati alcuni ancora, che panno tenuto per fermo,che il Tempio di Gione Statore non foſſe nel Foro Ko-manôõ: ma in capo della via ſacra. Ma pigliando a
Comitio parlare del Comitio, dico che quefto non era altro fe
che sofa non vn luogo, nelquale ſi creauano; magiſtrati del
era, la città, detto dal conuenire, che effi faceuano inquel luogo inſieme. Et perciò i giorni che erano de-putati per quefta raunanza, fi chiamauano Comi-| tiali. I lqual Comitio mancando di quelli ornamen-| ti, che fe gli conueninano: Stette fino al tempo, che
«Annibale paſsoò in Italia, prima che foffe ricoper-
to. Ma pur fi troua, che. Ceſare hauendolo in mag -
&ior forma,& con piu bello ordine condotto; lo riduſ-
| Fico Ru- fe alla vltima fua perfettione. Il fico Ruminale,
| minale. come publ Plinio eva nel Foro» Je bene altri perla vicimta, che era fra loro, lo pongono nel Coimi-tio: ma eſſendo coſi Stato ſituato il comitio, dondenaſce, che Suetonio ragionando del Tempio della pa-ce non lo poſe in queſto luogo è a queſto(fi puo ri-ſpondere; perche fra il Tempio della pace,& il co-mitio paſſaua la via ſacra. Il Foro Sopradetto,mancando ne tempi noſtri de ſuwi piu belli ornamen-ti; effendo hora da baybari, bora da gli incendij,&bora per l'antichità la maggior parte de ſuoi edifi-
i"ci ruinati 3 fi ritroua eſſere nello ifleffo modo» che
| per il prefente difegno fi dimoſtra. Et perche il
Lettore pofJa tutto infieme fra fe diſcorrere qual fof-
Je detto Foro; mi è parfo di rappreſentarlo, per po-
tercon piu intelligentia dapoi ragionare in particola-
are re
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