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Tomo II.
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4 Gli Uccelli.

Cav. Lo credo ancor io, che Madama avràpotuto imparare di molte curiose particolaritàin queir ameno serraglio di verzura, che il Si-gnor Conte ha fatto falciare attorno attorno direticelle di fil di serro, per custodirvi gli uccel-li . Credo, di aver vedute in quella vaga uc-cellieraquante generazioni duccelli piccoli,e di mezzani si trovano al mondo.

Contes. Sappiate , Signor Cavaliere , chequell uccelliera è in buona parte di mìa inven-zione ; e vi so dire, che '1 più delle volte midiletto di governarmela dame medesima. £'vero, ehella mi costa qualche disturbo; mala varietà despalli, che giornalmente mi ap-presta, vaie a compensar quante pene per leimi prendo. Il pigolare di quei monnini, ilorvezzi, ilor canti, ilor lavorii, le carezze,che la più parte mi fanno, quantunque voltevo a visitarli, mi recano un piacere incredibi-le . Prendo con e sto meco il mio compito, elimallento a lavorare. Non è pericolo, ehiomi ritrovi mai sola : vi passo lore colle ore, equalche voltale mezze giornate intere , sem-pre in conversazione. Osservo però, chelSi-gnor Cavaliere riguarda altresì quel serragliocon più buon occhio di quante stanze fi trovannel mio casino.

Cav. Per dir vero, non so capire, perchénon fi pratichi da per tutto un somiglievol di-vertimento, che alla fin fine non costa un oc-chio. Ma chicimpedisce, che non andiamoaddirittura alla volta delluccelliera, per te-nere colà la presente sessione ? Dovendosi ra-gionar degli uccelli, non fi può trovar un luo-go più a proposito di quello. Cosi potrem rav-visar-