Dialogo PHimo. Z
visarli a un per uno , spezialmente allorchévengono a trastullarsi, od a bere in sulle spon-de di quel rigagnolo , che passa a traverso delserbatoio,
Contes. O questo poi nò . V’ ho osservate(a) da poco in qua ( tuttocchè la stagione siamolto avanzata) due nuove famigliuole, lequali non posso in verun conto trasandate .
Sappiate, che il corteggio de’ nobili, e le vi-site troppo lunghe li sconcertano fuor di mo-do , e gì’ inducon sovente ad abbandonarle loruova. Per altro, senza turbar lalorquiete,e senza privarli della lor libertà, mi confortodi mostrarvi a puntino la struttura de’ loro ni-dj, sicché vi parrà d’averli dinanzi a gli occhi.
Vi dirò in primo luogo y eh’ io non mi trovo u n idi 0mai sazia d’ammirare la perfetta rassomiglian- degli uc-za, che si ravvisa in tutti i nidj, formati dagli celli.uccelli della medesima spezie, e la notabiledifferenza, che passa fra quelli, che son fab-bricati da qualunque spezie diversa : seconda-riamente Tindusiria, la simmetria, e la pre-cauzione , che in tutti quanti campeggia. Sic-come quei piccoli prigionieri non han libertàdi vagare per la campagna , affine di procac-ciarsi quei materiali, che alla struttura de’lo-ro nidj abbisognano, così proccuro, che sianprovvisti di tutto ciò, ch’io mi diviso poter es-sere di lor genio . Osservo con attenzione ognibrustolo, che possa entrare nella composiziondi que’nidj, che giornalmente mi portan daA z tutte
(a) Il lucherino, il calderugio, il calenzuolo,con alcuni altri, fan qualche volta il lo nidio nel me-se d’Agosto, o di Settembre : ma questi pochi non di-struggon la regola generale, dar*oi osservata a cartez6. versi ré. del Tom. i.