Provvi-denza,che &ravvisanella ste-rilità, efecondi-tà degliuccelli.Alcuni sipasconoda persè,ed al-tri sonpasciutida’lor ge-nitori .
16 Gli Uccelli.
sua carcere, tenta di romperla, ed in effettola rompe. Quindi esce suora col ventre pienozeppo del detto tuorlo, il qual gli serve di nu*trimento, fin tanto che sia capace di sostener-si in sulle gambe, per andarli a procacciare ilsuo vitto, o star aspettando, che i genitorigliel portino.
Prior. A. proposito degli uccelli nidiaci, par-te de’ quali ( come il Signor Conte saviamentene insegna ) stanno ali’ aspetto de'genitori, eparte vanno a cercarsi da per se stessi il lor ci-bo , mi viene ora un pensiero, eh’ io vo’ pro-porre al Signor Cavaliere, per sentire la suaopinione. Gli uccelli, che hanno l'aggraviod’alimentare i lor guascherini, n'hanno perl’ordinario pochissimi: quelli ali’incontro,la di cui prole, appena uscita alla luce, siprocaccia il suo vitto da per sè stessa, n’ hannodelle fucinate di diciotto o venti alla volta, eforse di piti. Tali fono le quaglie, i fagiani,le pernici, le galline ec. Or vorrei sapere,perché le madri, che han da nutrire i lor par-ti, fieno sì sterili, e quelle, che se gli alleva-no , sena’ aver briga d’ alimentarli, sian sì fe-conde? Credete voi, che questo divario deri-vi dalla prudenza delle madri? o pur dal ca-. priccio della forte.
Cav. Eh, che la forte non s’ingerisce in que-ste faccende. Egli è un effetto d’una sapienzasoprannaturale ,• nè da altra fonte può scaturi-re , se non da quella , che il tutto regola per unbuon fine. In ordine a quelle madri, che han-no l’aggravio di procacciar gli alimenti pc’suoifigliuolini, non allarga troppo la mano •• poi-ché caricandole troppo, i genitori slentereb-
bono