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Tomo II.
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Di^t-oop Primo, 17

dono a provvederli tutti del vitto, e la prolenon potrebb essere ben nutrita. A quelle poi,che allevano i lor figliuoli, senza pensare adalimentarli, tantè averne venti, che quat-tro. Questa è una cosa, che non la vec|e, chinon ha occhi.

Comes. Voi dite il vero, Signor Cavaliere.Non la vede chi non ha occhi. Ma chi è, cheabbia questi occhi? Giusto adesso apro i miei,per osservare un' altra verità, che prima nonosservava. Voi dite, che alcuni uccelli nidiacisono alimentati dalor genitori, e che alcunialtri vanno a buscarsi d.a$è mede limi il propriovitto » Or dico io, come fanno questi ultimia ritrovare il loro bisogno ? Hanneglin forseun mercato, dove sieno sicuri Raccattare lelor provvisioni ? E le grida de primi, che nonpossono andar da a procacciarseli, in chemaniera son su due piedi esaudite ! I lor geni-tori Han forse in lor balia una cava, che li for-nisca ad ogni ora del bisognevole, per conten-tarli ?

Cav. Non dubitate, Signora. V ha per tut-ti un padre comune, chèli provvede.

Prior. Cosi è. Questo buon padre apre lo-ro la gran Conserva della campagna, e tut-ti corrono ad accomodarsi del necessario ,Quivi non è carestia, di bruchi, di ver-nai , Laria spezialmente appresta loro sino aduna convenevole altezza delle mosche, e de'mofcherini a bizzeffe ; e la più parte invisibiliagli occhi nostri. Che se le tenebrie, o le neb-bie fan calare i moscai, gli uccelli si tengonbassi poi volo, e scendono a tiro della lor pre-da. Oltre di che la terra li fornisce ancor elsaTom. IL , li di