i8 Gii Uccèlli.
«Zi scarafaggi, di lumache, di lombrichi, <6«fogni genere di semenze, che gli alimenta-no , quando son fai ti più adulti. Che più ? Leraanocchic, le lucertole, le bisce mede li in e,e gli aniinaii più velenosi sono vivande deli-ztcssiUme per le cicogne, e per moli’ altre ge-ncraaàoni 4’uccelli. In somma apre Iddio laliberale sua ma» , e tutti trovan da satollarti.
Casse/. Senti te dì grazia un altro tratto del-la Divina beneficenza, il qual riguarda perso-nalmente noi stessi* Gli uccelli, che ci dan-neggiano, e quelli pure, di cui possiamo agia-tamente far senza , sono più sterili di tutti glialtri : quelli ali’ incontro, la di cui carne è piùsana, ci* uova più sostanziose, sotì tanto fer-tili, che pare qn prodigio. La gallina,' noneh* altro, è per /uomo una manna. Ella glifa ogni giorno un regalo, ed un regalo aliaiprelibato, Se inai tralascia di guernir la tavo-la dei feo padrone, lo fa soltanto, per render-gli più popolato il pollaio : nè altra ricompen-sa addimandâ de* suoi servigi * che i miseriavanzi della sua mensa, o le mondiglie del suogranaio. Sarebbe un* ingratitudine il non ri-conoscere il merito d’una servente così corte-se. Ma lasciam pure da parte ciò, che riguar-da il nostro economico ; e ripigliamo le curedomestiche degli uccelli «
Rotto eh* è il guscio , ecco subito venir suo-ra i pulcini. Adesso sì, che sopì aggiungono a’genitori le furie delle faccende, fintantochéla nuova prole sia giunta a segno di non averpiù bisogno di loro. Convien trovar gli ali-menti , non più per due, ma per sette cottobocche. Il capinera, e l’tifiglielo lì dan delle
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