Dialogo Primo.
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mente l’aiuta a mantener l’equilibrio del vo-lo , ma ancora ad alzarlo, abballarlo, e gi-rarlo comunque gli piace: conciossiachènonsi tosto la coda fi rivolge da una banda, chelacesta si porta verso la banda contraria.
Cav, Quantunque io non arrivi a compren-dere, come l’uccello faccia a volare; tutta-via mi par, che l’uomo potrebbe arrivarvi an-cor egli. Gli uccelli di già gli mostrano comeha da fare.
Prìor . Certa cosa è, che noi altri abbiamtutti quanti ne’nostri piedi, e nelle nostrebraccia il principio del moto. Le penne degliuccelli, le nostre tele, e i nostri olj ci som-ministran delle materie apparentemente pro-porzionate a formare dell’ali , e ali capaci diromper 1’ aria , e respignerla , senza estèr dal-la medesima penetrate. Quanto alla manie-ra dell’operare, gli uccelli medesimi ce nedanno il modello. Sembra a prima vista, cheuna tale invenzione ci si presenti da sè me-desima senza alcun sforzo, e che non vi restida fare se non un pasto, cioè a dire alcune pic-ciole riflessioni, per venirne a capo. IVI a cre-do , che Iddio ottimo massimo, per un effet-to di sua provvidenza inverso il genere uma-no, v’ abbia posto un ostacolo insuperabile:poiché un tal tentativo, perquanto li sia in va-rj tempi, e da varie persone reiterato, nonè mai potuto riuscire. L’invenzion del vola-re sarebbe l’ultimo eslerminio deli’umana so-cietà.
Cav, Ed io , tutt’ ali’ opposto, crederei, chequest' invenzione ci risparmiaste di gran fati-che. Primieramente si saprebbe» più presto
tutte
L’ artedel vo-lare è al-1’ uomoimpossi-bile.