DiAiobo Secondo; 47
briosa, che altera,- quella sveltezza di vita;
, al- quella varietà di colori, onde il suo corpo èMi guarnito; quegli occhi * e quel cangiante,orte che si rimira nella sua coda ; quell’ oro, eito, quell’ azzurro, che d’ogn’ intorno gli brilla ;»jo. quella vaga ruota , eh’ ei gira con pompa •li,e quel suo contegno, che spira maestà; qtieirifuo accortezza medesima di far vedere le sue piùofc rare prerogative in una'piena assemblea, checol spinta dalla curiosità gii fa cerchiò per vagheg*tfc giarlo, son tutte cose singolari, ed allettati-mi- ve. Quest’Uccello forma da per sè solo un teâ-stni. tro. E pure, chi il crederebbe ? Il pavone ,; e con tutti questi lusinghevoli allettamenti, èan' capaced’annoiare, e spiacerè. La conversa-le rione non trova in esso alcun pascolo . Egliepo. non sa, nè cinguettare, nè cantare. La sualodi voce è spaventevole: urla in una sì fatta ma-gra- niera, che stordisce i circostanti : laddove lacon passera, il fanello, il capinera, ed il perroc-pcr chetto, colle loro maniere più modeste, e piùni. semplici, son capaci di convivere con esso noiche- delle quindicine , o ventine d’ anni , senza; |] E [. venirci mai ancia. Costoro han dello spirito ,Uro, e della ciarla, e tanto basta. Certi bellimbu-iimi» sii, buoni da niente, 0 vengon poco graditi,
o presto stufano la conversazione.
,p fe , Ma già ho parlato anche troppo d'abbiglia-sse- menti, e di musica. Queste non son materieSM| conface voli ali' esser mio. Il Signor Conte avràÈ assai più grazia a discorrere della caccia dell’fono uccello. Il soggetto è veramente proporziona-la, to al carattere d’un Cavaliere.
3 vj. Cont. L’uso, che si fa degli uccelli dapre-
iltri da, è un de’ più nobili, e forse ancora de* più
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Gli uc-celli dapreda.