Dialogo Secondo, 51
fi va in traccia , il falconier io sbavaglfa, a
glidàl’ambio verso dieflà, O allora si, eh’èPi' un piacere a vederlo vogare, strisciare, cara-bi» collare, ondeggiare, ed elevarsi in varie pet*Kinp tate fin alla mezzana regione dell’aria, tantoà che a poco a poco si perde affatto di vista. Stan-iti® do còsi a cavaliere, esplosa i moti della sua pre-l»*: da, che attesa la lontananza dei suo nimico siE rassicura; e quando men se l’aspetta, le saltaW|i addosso con tanta furia, che pare una freccia :|M rinveste, la ghermisce, 1° afferra, eia portaiài al suo padrone, che lo richiama. Siproccur-a,ad«t in particolar su’principi, di dargli , appena:M tornato in sul pugno, parte della sua preda an«polli cor calda, ose non altro, il ventriglio , egli>)» entragni. Queste ricompense, accompagnatelui da molte carezze del falconiere, lo coosorta-septe- no a far bene l’ufficio suo, a non esser dispet-tómi toso, e caparbio, e sopra tutto a non corselaIla,» Via, per non tornare mai più, come pur trop-ropoi' po talora succede,
quella Ma so un gran torto al nostro Signor Cavalie-ro» re, a trattenerlo sì a lungo sopra una caccia ,e?l : che avrà veduta infallibilmente più volte.
:i« Cav. Certo, che con mio gran piacere T hooquai- già veduta: ma non era però informato dellaoèi maniera, che si tiene a disciplinare coteste raz-ino,i te. d’uccelli ; ed ora son curioso di sapere qualGii metodo osservi que! gentiluomo , nostro vici-neglit no, che ha quel serraglio d’aironi, per avvtrz-nisit zare i suoi falchi ad uccellare alle lepri, a’ co-ecoijl nigli, e a tutti gli altri animali,ìved: Cont. Ciò, che voi dite, suona in termine di
iti» falconeria metter il ialcone al pelo. Vi son pe-dici; róde’falconi, diesi mettono, tanto al pelo,» D 2 quau-
Deì met-ter P uc-cello alpelo , ealla pen-na.