Dialogo Terzo.
soli animali dimestici son bastanti a sommini-strarne degli argomenti per uria ventina di ses*ìioni. Via, Signor Cavaliere, dilucidatelateli. Col rispondere ad un quelito, eh’io vifarò, fateci in su due piedi sentire una delle pitibelle finezze, che la Divina Beneficenza abbiapraticata con elfonoi. Ditemi in cortesia : se lìandasse in un bosco, e quivi si radunasse uncentinaio di lupicini, un altro di cerbiatti,ed altrettanti lioncelli, li potrebb’egli venir acapo d’alleva rii, d'addimesticarli, e poi spar-tirli in tre branchi, secondo le loro spezie, me-nandoli a pascolare pelle nostre campagne, co-me li fa delle pecore , e delle vacche ?
Cav. Dico asseverantemente di no. V"ac-cordo , chèli potesse arrivare ad allevarli, edanche in parte ammansirli. Ma lo spogliarliper affatto di quel naturale feroce , selvatico,e traditore, che in questi animali s’annida, èun imponibile. A lungo andare si sottrarreb-bono tutti alla nostra custodia, e molto più,se si guidassero in branco. Abbiamo avuti incasa nostra due lupatti, che parevano agevolicome agnelli : ma ce la fecero molto sporca.1 mariuoli una mattina a huorstora «'azzuffaro-no con un cane ; e dopo averlo sbranato, stran-golarono due capretti, e se la colsero alla fo-resta .
Prior. Avrete per avventura creduto, chequesti branchi di capre, e dì pecore , che vanpascendo concordemente sotto la guida d’unsol pastore, e talor anche sotto la disciplina d'lin semplice fanciulîetto, fosse un effetto d’in-dustria umana. Ma ora , che voi vi fate un po’di riflesso, che ve ne pare ?
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Cav.