Dialogo Terzo. yc*
i giare , o caro per ia sua vigilanza , o talor>» anche giovevole per un semplice avviso, eh’A ei dia opportunamente al padrone assonnato,iiî se chicchessia gli batte alla porta , o tenta diiti sorprenderlo , mentr’ ei dorme . Del resto*5 ( generalmente parlando ) di tante spezielif d'animali, che si ritrovano al mondo, nonM so vedere qual sia più capace di cattivarsi su-fi mana beni volenza del cavallo, e del cane. Etra; ben si dice ih proverbio ; che 1’ uomo, il ca-ffi vallo, ed il cane starebbon sempre in amiche-;e i voi conversazione, senz’annoiarsi f un Tal-lei; tro giammai.
zk Contesi E’ vero, che il cavallo presta assiuo-li mo un bel comodo , col portarlo sul dorso, e(ij col trànsferirgli da un luogo ali’altro le mer-liti! ci. E' vero altresì , che il cane gli ferve dihe guardia fedele ; e che amenduni s’ adopranoli sempre a suo prò. Ma tutti questi servigi non,ti: son tanto necessariquante il vitto , e 'Ì vessi-lli to. In mancanza di questi due requisiti, l’uo-tf mo non può più vivere : e questi due requisitimi: non può trovarli, fuorché nelle bestie pecori-ìiiit ne, e bovine. La carne di così fatti animali è* sugosa, e perfetta, sicché s’abbandonano le«i! vivande più prelibate per quellanècelnetro-viamo mai stufi. Per tutto’! tempo, che si la-uti sciano in vita, dove mai impiegano i loro giór-ni? Voi lo vedete. La vacca, la capra, e laiti,i pecora non vivon con esso noi , se non per far-ai! ci del bene. Col ricevere per parte nostra unB po’ d erba, o col raccorre da se medesimi i più.,ld inutili strami della campagna, vengono a pre-siti sentarci ogni sera de’ruscelli di crema , e ditsi latte . Non è ancor passata la notte , che ciV i paga-
ie beftispecori-ne , ebovine,