Dialogo Terzo. 87
iit po insoffribile, e troppo pregiudica al decoroleu delia nostra accademia . Egli è un avvilirci : e:oca se gli altri saranno dei mio parere, ilSignorPriore si resterà colla taccia di non aver corri-teli; sposto colla sua quota, e verrà condannato ak pagar l’ammenda in maniera, cbe ci po stiamalj chiamar soddisfatti.
Itti Cav. Via, Signor Priore,- voi siete già intrf voga di ragionare. lo per me non vi condannoa intavolare un elogio di nuovo : ve ne pregomi! bensì con ogni caldezza.là Contes. Elio, non tanto per secondare l’o-iiN pinione degli altri, ma per prevalermi dì quell’d ni autorità, che già m’è stata accordata, comeutf a presidente dell'accademia, dichiaro, cbel)im Signor Priore sia tenuto a tesserci un altro elo-j M gio più accettabile : e:l in caso, eh’ei non giù-i,|; dichi di doversi appigliare a gli animali dome-yj: siici, gli permetto il ricorrere anche alle fierelijši sai vatiche.
«E Trior. Chi fa le leggi ha pur diritto d’inter-petrarle. Volete voi,eh'io vi presenti un ani-me mal pellegrino ? _
M Contes. Lascio in vostra elezione quanti ani-[t fî mali si trovano nelle quattro parti del mondo.
, à IVla.... aspettate di grazia. Volete voi pren-j| t der quello.... oh Dio! aiutatemelo a dire ...
E quello.eh’e si valente architetto. Il suo
nome m è uscito di mente.iC j ( , Trior. lo non ne conosco alcun altro, chelB[ , sappia meglio fabbricare sotterra il proprio abi-turo della donnola, che è una spezie di topouj campagnuolo,e che si va apparecchiando diver-à se stanze sotterranee, comunicanti E una coli’t. altra ; parte delle quali servono a conservare le| F 4 prov-
ila donnoia.