Dialogo Quarto. 103
sostanziose , nèatce a nutrirci. Ma nò; chela parola di Dio non è vana. Egli non avrebbeMi accordata ali’ uoraola facoltà di cibarsi de’pe-lili sci del mare, al par degli animali di questa ter-Me ra, sei pesci non tolser atti a nutrirlo. Oltreli» di che vedo là una fucinata di barche pesche-ti; recce staccarsi da tutte le rive circonvicine,1 <8 per andar a raccorre i saporiti frutti del mare,à ed altrettante tornar al lido piene zeppe dilefe vettovaglie, non meno varie , che dilicate.« O qui sì, che mi si raddoppia la meraviglia.ilei E' uomo ha tentatetutte le vie, per dissalarepia: l’acqua marina, e per ridurla in listato di po-llo,: tersene prevalere nelle lunghe navigazioni,ilio: ove non trovasi da dare a terra: e gli è ancor.voi;■ riuscito di scemarle la sua salsedine: ma ciòmptt: non ostante ella non è buona a bere . L’,:k: acqua del mare (a) attrae dal terreno, cuiciti inonda, de’nitri, e de’bitumi, che in agi-ta, tandofi perpetuamente insieme con essa, s’in-raqE fumano, e s’ incorporano di si fatta maniera
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fisi (a) Quanto al bitume del mare , non abbiamlenti voluto dipartirci dal sentimento comune degli al-tri filosofi, per non fare una troppo lunga digres-à sione. Del resto, è molto più verisimile, che quel! bitume , ed oliosità , ond’ è incorporata tutta la' massa dell’acqua marina, vi sia stata disseminataleliK à dal principio , acciocché fosse , in un coll’nft,; acqua, e col sale, una perpetua materia d’esala-toli rioni. Le particelle del sale assottigliato, e le ra-mificazioni dell’ olio attenuato non vi si scorgo-1 j no ; ma però vi sono : e raccozzandosi maggior-, mente nelle piante, e negli animali, vi cagiona-ci 11 * no, per mezzo de’lor miscugli quel sapore, e quel!’pii odore, che vi si sente. L’acqua che poi le discio-{foi glie, le trasporta di nuovo nella gran pila del mare,gjl per cominciar da capo la medesima circolazione.
I pescidel ma-re desti-nati apascer 1’uomo.