Band 
Tomo II.
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rz8 Le Piante.

sono j quasi presago dell imbroglio, in cui do-veva oggi trovarmi in proposito delia felce, misuggerì la risposta , chio vhodadare. Mise*ce orecchiare una carta, dove a principio nonvedea nulla . I osci a cominciai a sentire uncerto pisli pilli, e un bisbiglio, che mi feceosservar quella carta più per minuto. Allora.. vi ravvisai alcuni mnutislìmi granellini,cheandavano ruzzolando l'un sopra laltro, (a)1 ' ^ " come fanno i bachi del cacio. Diedi tosto dimano al microscopio, e coll ajuto esso sco-persi qualche cosaltro. Quei granellini eranotanti gusci tutti pieni di semenze. Queste se-menze, perla loro aridità andavan crepando,e si sparpagliavano per ogn' intorno. E que-ste, Signor mio, eran giusto semenze dellafelce. O vedete, s ella non nasce dal seme.

Cont. E de funghi, come va ? non me ne sa-pete dir nulla?

Cav. Compatitemi, Signor Conte; bisognaeh io ve lo dica .' voi siete un uomo incon-fb'iLase- tentabile. Quandanche non arrivassero-menza vare la semenza del fungo, (ó) direi nonîlme-del fun- no, eh ella vè ma che la sua picciolezzagosiègiànon ce la lascia discernere , e la sua leggic-trovata, rezza agio al vento di poterla traportareV.Miche-q U £ e >à.

cenerà? Cont. Ciò, che voi dite, è infallibile. Dal-

Floren". la condotta, che tiene Iddio in dieci mila al-1728. p. tre sue opere, si può conchiuderesicuramen-iZ7- te, ehei pratichi lo stesso metodo ancora inquesta.

Contes. Orsù pianta proviene da un seme.Questa è una verità già comprovata dalla spe-rienza. Vediamo pure che cosa sia questa se-

men-