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Dialogo Quinto: 137
vivificarli ; come ha fatto degli animali, e del-le piante. Ogni minimo cesto ^acetosella, odi cerfoglio è formato sur un disegno particola-re, ed è un effetto preciso del suo divino vole-re, non meno, che il mondo tutto.
Quanto poi alla maniera di perpetuare lespezie di questi animali, edi queste piante ,poteva, dopo averli creati, o riserbarsi a crear-ne sempre de’nuovi, ogni qual volta ol’unoo salirò fosse venuto a mancare y o veramen-te crearli tutti in un colpo, incorporando lalor futura progenie nel picco! seme del primoceppo , di modo che ciascuna spezie dovessesuccessivamente produr la sua limile, senzache la terra avesse a far altro , che darle il lat-te per allevarla ; e Tumore , per agevolare losviluppamento degermi : e questo appunto siè il metodo (metodo veramente degno dellasua somma magnificenza ) eh' ei sè compiaciu-to di scerre. La fantasia si spaventa a vederraccolti in un piccolo punto tanti missionidi germi. Ma la ragione non si sgomenta ,meiMe riflette, che al Creatore -niuna cosaè impossibile,
Cont. Signor Cavaliere, mettetevi pur inguardia, eh'io vengo a darvi un fieriffimo as-salto. V’ ha certe piante, (come i funghi, lafelce, e simili) dove non si ravvisa alcun se-me ; e nondimeno germogliano tutto giorno,e nascono in varj luoghi. Qui bisogna dire, oche Dio le crei di pianta, o che Tumor dellaterra messo in moto vaglia a produrre de’ corpiorganizzati.
Cav. Non so , se’l Signor Priore sia Pro-feta . Vi so ben dire / che quattro giorni
so-