Dialogo Sesto. i pi
W,i Contes Bisogna pur condonare al Signor Ca»«âs valiere questo piccolo sfogo del suo buon cuo-4fi: re. E poi che premura avete di sentir le mie’ttlt ciarle ? Alla fin fine non han da consistere inaltro, che in canape, e infilo .
Prior i Piano, Signora Contessa t noi nonlift tenghiamo coteste materie..per ciancio . Ab-Ofc biam più bisogno d’esser informati di ciò, cheserve per uso nostro, che di quanto passa nel"te,; globo della Luna , o di Giove . Le specula-to,!; zioni più bizzare, e gli argomenti più remotiiî; della nostra sfera non son mica più vantaggiosiIto per noi delle materie triviali, e comuni. Hoputte più gusto a vedere Monsiù deReaumur ( a )putila tutto affaccendato a sperperar le tignuole ster-:iik minatrici delle nostre suppellettili col suo oliodi trementina, o le cimici d’un appartamentot.k col fummo del tabacco, che Monsiù Bernoul-i litui li ingolfato nella sua algebra, o Monsiù Lei fa-nelli niziotutto occupato a combinarei vantaggi,Qr t i disordini de' mondi podi bili. Bisogna dun-que, per farsi merito, e nome di letterato e didotto, tenersi da mille leghe lontan da gli al-à tri ! Io per me giudico tutto il contrario, eM credo, chela più bella filosofia (ia quella ap-jia; punto, che toccai 5 uomo piùda vicino, e chegli dà chiaramente a conoscere , o gli og*f ffl , geni , che più gli premono , o quelli alme-.ijjii no , che han qualche correlazione con elio
pine lm. ...
Contes, Sentite, con che bella grazia il Si-1C | gnor Priore m’ascrive addirittura al ruolo de 5jj.. filosofi, e come pretende di spacciare per unaleziondi filosofia ciò, che ho da dirvi sopra il*' mio canape > dopo averlo appreso da questi»„• villa-
(a) Me-moriedell’ aocad. del-le leien»1728;