oiltlî
itti
itili:
i>P
: te:
ML
moieiato è;rimilimici
, li»
M!),ilî:(fie00 ili') pii'linci
>,h
li lii(Iliie’jE>kff
(i;
Dialogo S e s t o . n$j
e va via; nè resta in mano del gramolante, •fe-llonia scorza nuda nuda , convertita in filae-eiche altrettanto lunghe, quanto era lungo lostelo. Quindi si pone quella brancata di filasur una tavola perpendicolare, e si percuotepiù e più volte per lo lungo con una scotola,cioè a dire con un pezzo di legno o di ferro fat-to a coltello, ma senza taglio, per farne ca-dere quella poca di lisca più minuta, che vipuò esser restata. Ed ecco levato dal lino o dal 1canape tutto quel legno , o quella parte piùgrossa che v’ era . Le filacciche della scorzarimase in mano dei linaiuolo sono oramai qua-si nette . Ma per meglio mondarle , e per-fezionarle, si pettinano, con farle passare percerti cardi , o denti di serro , prima più grossi,e poi più minuti, affine di sceverare is verofiore dalle parti più grossolane, e più rozze ^Questo rifiuto è quello, che noi chiamiamolastoppa, che poi s’adopra per far gli stopaccidelle artiglierie, ed anche lì fila, per far delletele da sacchi, e da balle, la di cui utilità è in-finita , servendo a conservare , e coprire lemercanzie, che si trasportano da un luogo ali*altro.
Il canape , dopo esser passato sotto tuttiquesti rnartorj, dove si voglia adoprare a farcorde, si mette in un viluppo; e s’egli è fi-ne , sicché se ne possa far refe , o tela, si di-stribuisce in tante conocchie . Eccoci final-mente giunti alla rocca, ed al suso. Ve la ri-dete eh ? Orsù vi vo' far vedere quanto pregia-bile sia quello erbaggio, che voi spregiate co-tanto . Figuratevi per breve momento d’essertre Americani , o tre, I rocche si , o , se piùTom, II. N ’ vi