Iy8 L E P I A N T E.
molto pregevole. Beato, chi ne può avereMaaquel, ch’io sento, sene vede molto po-co, Del resto, a metter insieme tutti i vostrialoè, e ad aggi untarvi eziandio tutti i datteri,e cocchi dell’Indie, di cui si contano tante ma-raviglie, non arriverete a formare un capita-le, che equivaglia al nostro canape, Imper-ciocche cotesti grandi alberi stanno moltotempo a venir su, nè provano in ogni terreno,nè si posson mettere in opera senza distrugger-li.- laddove il canape fa prova per tutto; e, inseminandosi, e raccogliendosi ogni anno, vie-ne ad esser non men pregevole per le sue insigniprerogati ve, che per quella prodigiosa abbon-danza, che è il ricrìo de’ricchi, e iJ pisi sicu-ro conforto de’ poveri.
Prior. Signor Cavaliere, conviene a buonaequità confessarlo. Madama ha prescelta unapianta, che, con tutta la sua poca appariscen-za, e rarità, è in effetto la più utile , elapiànecessaria di quante mai se ne trovano, a riser-va dei solo fomento,
Comes. E voi, Signor Cavaliere, qual piantaprenderete a encomiare ? Sarà ella domestica ?o pur pellegrina? A voi altri filosofi tutto ilmondo è paese.
Cav. Io inclinerei a proteggere quella pian-ta, che porta il zucchero.
Comes. Avete ragione. Imperciocché cote-sta pianta, che noi non abbiamo , arricchisceil paese, dov* ella fa, e fornisce di mille como-di tutti que’ popoli, a cui vien portata.
Cav. Vorrei almen sapere come sia fatta, ein che maniera se ne ricevi ’1 zucchero.
Comes. A diryela ingenuamente, non ne so
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