Dialogo Sesto. 199
nulla. Dimandatelo qua a’ nostri Americani.ésj Esiì senza alcun dubbio ve ne daranno qualchelivofi contezza.
dui Trior. Il zucchero , propriamente parlando,ill!: altro non è, che quel sale, che trovali dentrojqj il mollame, o midollo di certa canna , che na-, scendi’Indie Orientali, e molto più ancoraotl in America. La canna del zucchero sotterratatc a piacere in un solco butta da ciaschedunde’| [lf5 suoi nodi altrettanti rampolli, che poi salendo;o .r. ali* altezza d’otto piedi , e da vantaggio , pro-jjl ducono un gruppo di foglie somigliantissimeali’Ireos,, con una gorbia imitante a presso ayjj poco la punta de'nostri canneti. Ma le canneà' de’nostri paesi non servono ad altro, che a fa-re delle bellissime rocche ; là dove la canna delzucchero contiene in sè un giulebbe saporitis-à limo. Quei poveri schiavi, che da certi mer-canti, i quali surrogano il nome di cristiani,à si comprano in sulle fiere di Senegal , o del Re-’ * gno della Guinea , ed’Angola, comesefosse-1 ' ro canti cavali, o pur manzis’attaccano allajj,, stanga della mola, ella forza dì braccia si fanjj maciullare le canne, per i spreme me il fugo.j . Quindi si fa passar questo fugo per tre diffe-renti caldaie v e mediante le varie modifica-li zioni, che gli si danno, s’arriva a separare il“ ■ giulebbe dal sale, che eravi incorporato. Una,, volta non ti costumava di perfezionare neli’In-die la sopraddetta separazione : ma li spedivasol dirozzata a Roano, ed ad Orieans, perché. quivi si terminasse. Ma al giorno d'oggi ci vienB ' trasmesso il zucchero in pani, ben raffinato,J ‘‘ 15 e purificato . Eccovi dichiarata 1' origine di’■ j questa droga, che da noi si preferisce senza■ N 4 com-
ili.
La cast-;na , cheproduceil zuc-chero .