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Kos, no acconce ad apprestarci delle bevande arrisi*.
Mi; ziate* come costumasi alla giornata; Per que*iiè sti pochi momenti, che ci rimangono, sfioria*in; mo soltanto quelle , di cui si paria più comune*
«ii> mente, e la notizia delle quali ci può appor*
®P!t tare maggior vantaggio ;
»® Cav. Io per me non vorrei mai aver avutoì (pi occasione di conoscere, nè la manna, nè ’l rio*idi: barbaro , nè l’ipecacuana , nè la China. Soà benissimo le operazioni j che sanno queste me*
111,1; dicine, ma non so donde vengano 4k Cont. La manna è un zucchero, o per dir La iran*ititi meglio una spezie di mele naturale, chesca- na;ippij turisce dalle foglie del frassino di Calabria, cheNi è nell'estrema parte meriodionaie d’Italia .i ili Queste maniere di scoli son frequenti stime. Ilté, vaso proprio di ciascuna pianta ne somminbstraz opiùomeno, ad ogni albero. Maspe*j,u zialmente i nostri tigli , ed i nostri pioppi so*
: |[É no a primavera tutti i coperti d’urt cotal sugo:wii viscoso, il qual trasuda pe’pori delle lor so-lili gli e - , e getta un odore soavissimo ^ volendo*
» ci per avventura additare con ciò , eh’ egliIh potrebbe apportarci qualche utile , che an-ni, cora non s’è scoperto. Forse che un giorno lai in: sperienza Consegnerà a prevalercene. Egli èun assioma divenuto quasi comune, (sebbene, |( j non tanto, che sia abbastanza) che Dio 1 ,ha ri-utj posti in ciascun paese i rimedi proporzionatii§j(. alla qualità delle malattie, che vi predomina-lo! no; e che noi medesimi abbiamo in prontoA moltissime piante, in cui sta racchiuso il nostroH< bisogno, senza saperlo,sicché, qualora vi s’usas-
A se più attenzione, e più pazienza, ci risparmie-, (|i remmo la pena di ricorrere a certi medica-" -, ' men*