Dialogo Sesto. 211
e riposarci sopra la saggia prudenza di chi cigoverna . Meglio è per noi attendere alla strut-tura delle piante , da cui ci siamo, conquestiepisodi, scostati, che intrigarci negli affari diStato.
Cantes. Vi consiglio ancor io a far così. Mapermettere il Signor Cavaliere in istatod’ac-quistarne maggior contezza, che non può maiaverne qui in questi pochi momenti, ch’egliè per dimorare con e sto noi , vo’ dargli unavviso, che egli potrà estere di gran profittocioè, che tornato a Parigi vada di quando inquando a far corte a’Signori soprantendenti ,e ingegneri del giardino reale , dove i suoiocchi , e le sue orecchie troveranno sempreda pascolarsi. Fra tutte le occupazioni , chepuò mai prendersi un uomo, non v’è, nè lapiù semplice, nè la più civile, nè la più di-lettevole , della coltivazione delle piante. Ioper me ne son tanto innamorata , che nonlascio passar un giorno , senza fare la rondaintorno al mio giardino, e al mio ertale. Viscopro sempre qualche bella cosa di nuovo.Un così fatto esercizio giova ad un’ ora ali’animo, e al corpo. Ora per farsi, che’lSi-gnor Cavaliere vi posta prendere affetto, fa d’uopo fargli vedere, che la coltivazion dellepiante è un esercizio non manco nobile, chedilettevole. Egli ha avute sempre delle attrat-tive, per adescare così i Monarchi, come lepersone volgari ; e alla giornata vedonsi co-munemente , si in Francia , come in Inghil-terra, i Cavalieri, ed i personaggi di più al-to rango, applicati alla coltivazione de’ lorgiardini , e poderi , studiando tuttora diO 2 perse-