214 Le Piante.
una sua lettera Monfiù Normand direttore,e ingegnere degli orti, e verzieri di sua Mae-stà . Esìli s’efpresse in questi precisi termini,che tuttavia tengo a memoria •• „ che di mil-,, le esperienze da lui già fatte con ogni e-„ fattezza, per molti e molti anni intorno„ a ciascuna operazione attenente alla cuì-„ tura delle piante, non r.’avea trovata men„ una , la qual favorisse la scrupolosa fug-„ gezione, che si prendevano i nostri pre-,, deceslori , di badare a’ varj aspetti della„ luna. “ L’autorità d’un uomo sì accredi-tato in tal genere, ed il quale, oltre alle co-gnizioni più singolari, ed oltre al gusto piùraffinato, ha un’ esperienza già consumata, eperfetta, mi fa più impressione, e più forzadi quante chiacchiere van facendo cent’ altrisaccenti, che la spacciano da maestri. Questopure era il sentimento àiMonsià de la Quìnti-nìe suo predecessore, il quale soleva dire, nonesservi cosa più insulsa, che perdersi ad osser-vare il giorno della luna, quando si vuol porreo tagliare una pianta; doversi ben fare ognicosa nella sua stagione; sceglier, per quantosi può, il tempo propizio, ed aspettarne suc-cessivamente il buon esito, non dal giorno,che si è prescelto , ma dalle influenze delSole, e dalle disposizioni dell’aria, edell’at-mosfera.
Cav. Se l’influsso del Sole, e de’ venti è tan-to chiaro, perché ostinarsi ad attribuire tantieffetti alia luna, la di cui attività non si fa, rièsentire, nèosservare?
Prior. Ella è una prevenzione derivata da’nostri progenitori , ed una vera reliquia
dell’