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Cavaliere del Broglio. 225
vacanze a mio fratello, ed alla novella suasposa. Vi so dire, che quanti liamo qui in ca-sa diventiamo tutti filosofi. Ci ponghiamoaspeculare su tutto; tutto ci dà motivo di eserci-tare il nostro talento. Ci sopraggiungono centocose da dire sur ogni bruscolo, che s’incontraneif andare a spasso, e su quante vivande civengono in tavola . Il guscio di un’ ostrica ,o di una noce ci tiene occupati 1’ ore colleore. Di tutto si vuol sapere 1’ origine , laBruttura , e 1’ ufo . Ieri giusto s’attaccò inquesto proposito una calorosissima disputatra ’l Signor Commendatore nostro vicino ,e tra mio fratello e me . Pretendeva que-sto Cavaliere, che il nostro studio dello sto-ria naturale non fosse altro , che un perdi-mento di tempo. Diceva, che tutte le nostrecognizioni eran piene d’abbagli, e d’ incer-tezze : accordava, per modo d’esempio , chenoi potessimo pervenire a scoprire alcuni cana-li de’più grossi, e de’ più visibili, che servo-no a nutrire il corpo d’un animale, ma soste-neva, che non così avremmo potuto fare de-gli altri, che servivano a sostentar questi pri-mi; e molto meno penetrare la tessitura de’più minuti, l'ignoranza de’quali, mediantela Concatenazione degli uni, e degli altri, ve-niva a torci la conoscenza di tutti. E cosìconchiudeva esser inutile il principiare un'impresa, o uno studio, cui vedea chiaramen-te non potersi mai terminare. Come che leragioni del Signor Commendatore non aves-sero appresso di noi molto peso, tuttavia a-vrei voluto, che mìo fratello avesse preso aribatterle. Gli domandai, se questi discorsiTom. IL P fa-