22 6 Lettera de! Signor
facessero nel di lui animo qualche impressione,e s’egli credeva di voler abbandonare que’ lu-mi, che una piccola nuvoletta ci aveva offu-scati. Soggiunti, ridendo , che ’1 primo an-no , eh’ io era a Parigi dimorava in un apparta-mento, i cui balconi rispondevano in facciaalla cupola dello spedale degl’ invalidi ; e che ,quando sopraggiugnea qualche nebbione, sta-va in pena, per non sapere, che strada avessepresa quella cupola : concioffiachè, non ve-dendola , mi divisava, eh’ ella non vi fosse più.Allora mio fratello messosi in puntiglio, perquesta mia parità, riattaccò la disputa, e pro-vò al Commendatore, che le sue difficoltà nonci toglievano , nè la scienza di quelle cose, chenoi positivamente sapevano, nè la facilità d’acquistare delle cognizioni di nuovo : soggiun-se, esservi veramente delle cose, che ci eranoocculte, ma che l’ignoranza di queste non im-pediva , che non ve ne fosserdell’ altre chiare,e palpabili, o almeno almeno sicure : non do-versi l’uomo applicare a quelle speculazioni,che eccedono il suo talento : ma a quelle sole,che s’adattano al proprio calibro. Questa ri-sposta, che fu giudicata savissima, è in tuttoconsimile alla proposizione, eh’io mi ricordod’aver intesa per bocca vostra, allorché in unacerta dissertazione prendeste a mostrare qualisieno i diritti, e quali i limiti della ragione.Tuttociò, che vi compiaceste di dire in que-sto proposito, fece nell’ animo mio una ga-gliardissima breccia; ed ora vi resterei infini-tamente obbligato, se voleste graziarmi dimetter quelle medesime dottrine in carta, espedirmele a vostro comodo. Voi già tu' avete
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