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11 Castiglione. Ora non potrebbono certamenteseguirsi tutti questi artijìcj, nè darsi al dia-logo tanta vaghezza e varietà, qualora si espo-nesser le cose con quella fretta cne suol pia-cere ai matematici: della quale auelli che sonovaghi, e la vogliono per tutto, non dovranno,per mio avviso, leggere il presente libro. Seb-bene saranno anche di quegli i quali, quan-tunque amino il dialogo, e ne prendati piace-re , non vorranno pera concedergli una certalibertà , che gli è stata sempre conceduta, discherzar talvolta e mettersi in dimestichezza:ed altri, se egli è scritto in italiano , vorrannoriprenderlo , ove non osservi le regole dellalingua fiorentina. E così gli uni come gli altrimi pajon degni di avviso. Però cominciandodai primi, non si accorgono essi, che levandoal dialogo ogni scherzo, gli levano eziandioogni giocondità ? levata la quale, che accadepiù scrìver dialoghi o leggerne ? E certo cheil dialogo altra non è che una imitazione, e,per così dire, un immagine delle oneste e ci-vili compagnie, alle quali pare che molto man-chi , mancando la. dimestichezza e la libertà.Ma essi pur vorrebbono che, parlandosi delleloro scienze, si parlasse sempre stando inpiedi e con la berretta in mano , e massima-mente , facendosi menzione di quei grandiuomini che essi adorano , si piegasse il capoper riverenza ogni volta che si nominano,come fossero tanti Numi; il che stancherebbele persone che si introducon nel dialogo, lequali per lo più vogliono starvi con comodo,e scherzar tra loro con libertà e sollazzarsi.