per voci italiane quelle che gl' Italiani gene-ralmente aborriscono. Può dunque un uomosolo propor talvolta alcuna voce nuova o fore-stiera, e commetterla alla ventura, come feceDante molte volte, e più felicemente di lui ilPetrarca ; ma se le orecchie la rifiutano, nonpotrà mai fare che ella sia della lingua , nèpossa dirvisi introdotta. Laonde quelli che hannopur voglia di introdur nuove voci , e stimanogran lode V inventarne alcuna, come non sonsicuri dell’ esito , così dovrehbono farlo radevolte, e non senza molta discrezione e giudi-ciò; anzi dovrebbono esaminar prima se levoci che vogliono introdurre, sieno tali chepossano piacere a quelle persone che hannogià avvezzate le orecchie alla lingua, e gu-statone, alquanto la bellezza , massimamenteleggendo i libri buoni. Perchè di vero la lin-gua italiana, componendosi delle voci e delleforme migliori di tutte le provincie, può dirsiche non si parla in niuna provincia ; laondebisogna più tosto apprenderla dai libri; il chenon so se non possa dirsi anche della fioren-tina. Che se la vaghezza di introdur voci nuovee forestiere (che è oramai tanto sparsa perVItalia, che pare una certa pestilenza) fòssecongiunta a quella avvertenza e a quel giudi-ciò che abbiamo detto, conserverebbesi il belparlare italiano ; nè si udirebbe così frequen-temente, come s'ode in più luoghi d'Italia ,nè paressoso per pigro , nè difeso per vietato,nè giorno per lume; nè si avrebbe per tutto'ldì in bocca : mi do 1’ onore, e avanzo la no»tizia; perciocché queste ed altre forme venuteZanotti F. M. Voi. II * 2
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