Band 
Volume II.
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3o DELLA FORZA DECORPI

tempo quell ultima parte dItalia che chia-mavasi Magna Grecia ; i quali essendo nonguari di qui lontani, tratti dalla maravigliosabellezza del luogo, panni che dovessero venirtalvolta aneliessi a Pozzuolo, e passeggiarvi,siccome noi ora facciamo. E così mi sta fissanell animo una tal rimembranza, e tanto mipiace, che, non so come, dovunque io mivolga, par che gli occhi miei cerchino Talete e Pitagora , e quegli altri divini maestri. Etio credo , disse allora sorridendo il signorMarchese, che ancor Talete e Pitagora avreb-bono volentieri cercato voi, se, come voi, ri-salendo indietro con la memoria ne tempipassati, potete quei lor passeggi immaginarvi ;così avessero pqtuto essi, discendendo conlanimo nellavvenire, immaginarsi il nostro;e tanto più avrebbono essi disiderato di vedervoi, per intender da voi di quanto siasi quellaloro filosofia per opera de vostri moderni ac-cresciuta; perchè panni di avere udito checotesti moderni van pur dicendo, tutta lamaniera del filosofar loro essere derivata daipurissimi fonti di Pitagora , non so se perfar onta ad Aristotele ; ma pur così dicono,e non vogliono dover nulla se non a quellaantica italica scuola, benché pretendono disaperne molto più. Della qual pretensione, ogiusta, o ingiusta, che credete voi ? Io cre-do, dissi, signor Marchese, che in molte cosei moderni sappiali più innanzi che quegli an-tichi non seppero, e credo che in tutte que-gli antichi sapessero molto più che noi noncrediamo; ma possono facilmente i moderni,