Band 
Volume II.
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LIBRO I. 3l

producendo le loro opere, chiamare a con-tesa gli antichi, che non possono produr leloro, avendole il tempo guaste, e la maggiorparte involate. Che se ci restassero tutte edintere, chi sa di quante nobilissime cognizionile troveremmo piene, e quante quistioni sivedrebbono essere antichissime che ora si ere-don nuove , e perciò forse si credon nuoveperchè son tanto antiche, che il tempo hapotuto cancellarne fin la memoria. Potrebbedunque, disse allora il signor Marchese, quellacosì famosa quistione sopra la forza viva deicorpi, di cui si fa ora tanto rumore nelle ac-cademie e nelle scuole, essere stata una voltatrattata da Pitagora , et avendola poscia iltempo seppellita nell oblivione, esser risortain Leibnizio. Io non so, risposi; ben mi piaceche voi tocchiate ora una quistion nobilissi-ma , e da chiarissimi e sottilissimi ingegni pertanto tempo agitata, la qual non toccherestese non laveste apparata. Anzi non ne so ionulla , disse il signor Marchese ; e piacereb-bemi che Pitagora non ne avesse saputo nullaegli pure , che così sarei Pitagorico almenoin questo. Ma fuori le burle, io mi ricordo,che essendo in Malega , venutovi da Ceuta ,dove io avea accompagnato mio padre cheera passato a quella guerra contro Mori, tro-vai quivi un ingegnere molto dotto, il qualeper alquanti mesi mi spiegò geometria e mec-canica, e mi parlò più volte della quistionedella forza viva; e tanto era Leibniziano ,che si maravigliava che potesse alcuno nonesserlo. Ultimamente ne ho udito disputar