32 DELLA FORZA de’CORPI
assai il signor D. Luigi Gapece in Palermo , ilquale mi lece anche leggere quello che voine avete spiegato ne’ Comentarp della vo-stra accademia, insieme con altri scritti , iquali però poterono invogliarmi piu tosto dellaquistione che iusegnarlami ; et egli stesso sidoleva che voi non foste abbastanza Carte-siano , e disiderava talvolta di intender me-glio qual fosse la vostra vera opinione. Chisa, dissi io allora, se io ne ho alcuna ve-ra ? ma pure che è a lui et a voi di saperequal sia la mia opinione ? egli basta bene ,che esaminando le ragioni proposte per l’unae per l’altra parte, ne ricaviate voi per voistesso quella opinione che più vi piaccia esia più degna di piacervi. Al che fare nonsolamente vi invito e vi esorto, ma anche viprego e ve ne stringo, parendomi che la qui-stione sia tanto sottile in se stessa ed avvol-ta, e, per la fama di quelli che la trattaro-no, tanto illustre e magnifica, che ben meriti,anzi desideri e chiegga lo studio e l’ingegnovostro. Non so io già, rispose il signor Mar-chese , quello che la quistione possa richie-dere o aspettare dall’ ingegno mio ; so beneche io ho desiderato sempre grandissimamentedi saperla; e sarei forse in essa proceduto piùinnanzi, seguendo la scorta de’ libri propo-stimi dal signor D. Luigi Capece, se non mifossi incontrato troppo spesso in supputazionialgebraiche faticosissime, le quali, a dir ve-ro , mi spaventano ; non che io fuggissi la fa-tica del farle, ma, per lo poco uso che io viho , temo sempre di farle inutilmente, e di