LIBRO I, 33
incorrere in alcuno di quegli errori diequantunque in se stessi picciolissimi, guastanoogni cosa, e divengono in tutta la supplita-zione grandissimi. Se voi, dissi io allora , te-mete tanto cotali errori, sarà difficile che viincorriate , perchè il timore in tutte le coserende l’uomo più diligente ; e siccome niunopj^ò riprendervi del non aver voi molto uso-ài calcolare, perciocché l’età vostra e gli al-tri vostri studj non vel comportano , così do-vrà ognuno sommamente commendarvi , sevorrete por diligenza a conseguirlo. Sebbene,quanto alla quistione della forza viva, io sond’opinione che voi temiate le supputazioni al-gebraiche più forse che non bisogna; per-ciocché n’ha molte le quali si avvolgono in-torno a certi argomenti che, per poca attenzioneche vi si ponga, possono facilmente svolgersi,e così sciolti e sviluppati d’ogni calcolo, mo-strano egualmente, se non anche meglio, laforza e bellezza loro ; ma gli algebristi vo-gliono vestir d’algebra ogni cosa. La maggiorparte poi delle supputazioni non ricerca moltoesame ; perciocché rade volte vengono in con-troversia quelle conseguenze che si commet-tono al calcolo, e per lo più sol si dubitadi quegli antecedenti onde il calcolo deriva ;i quali se vi parranno falsi, potete disprez-zare il calcolo; e se vi parranno veri, potetefìdarvene , e contentarvi della diligenza chealtri in calcolare hanno posta ; come un gransignore, il qual contento di aver veduto icapi di ciò che dar dee et avere, quanto alcalcolarne le somme s’affida al computista,Zanotti F. M. Voi. II. 3