LIBRO l. 35
non ha mai potuto trarmi in una tal contro-versia? nella quale se io entrassi ora, teme-rei di offenderla , nè saprei cui dare la colpadel mio errore. Allora il signor Marchese,ne daremo , disse , la colpa a Pitagora , chevi ha invitato a filosofare ; e so certo cheella in grazia di tanto uomo vi perdonerà.Oltre che , spiegandomi voi la diffinizionedella forza viva, non sarà già questo un en-trare nella quistione ; e se trattivi poi dal di-scorso , pur vi entreremo , la colpa sarà delladiffinizione stessa che vi ci avrà condotti,non vostra. Allora sorridendo , e non sapetevoi, dissi, che la diffinizione della forza vivaè una quistione essa pure ? perciocché alcunila diffiniscono di un modo, et altri di un al-tro , et ha in ciò una somma varietà et inco-stanza? E tal varietà ancora, disse il signor Mar-chese , mi ha sempre grandemente spaventato ;parendomi quasi impossibile che io dovessi in-tendere una quistione, nella quale quegl’istessiche disputano, seguendo gli uni una diffinizione,gli altri un’altra, non possono quasi intendersitra loro. Anzi per questo , dissi io allora , m’èsempre paruto la quistione dovesse esser piùfacile ; perchè se noi riceveremo da ciascunosenza contrasto la diffinizione ch’ei ci pro-
{ )one , e saremo contenti di nominar per ai-ora forza viva quello che a Jui è piaciutodi così nominare, noi troveremo bene spessoche le ragioni dell’ uno non sono tanto con-trarie alle ragioni dell’altro, benché da primaparessero contrariissime; e molte volte le tro-veremo concordi in quello in ohe parevano