LIBRO I. 3^
il quadrato della velocità 3 , ne vieti q, e gmoltiplicato per 2 fa 18. A questo panni chesi riduca la quistion tutta. Cosi è, disse ilsignor Marchese. Ora, soggiunsi io, se la forzaviva altro non è che quella potenza la qualproduce ne’ corpi il movimento, chi è chenon vegga esser lei la cagione del movimen-to, e il movimento l’effetto di lei? Poichédunque la cagione è sempre eguale all 7 effet-to , e perciò possono misurarsi amendue conuna stessa misura , ne viene che la forza vi-va , che è la cagione del movimento , debbamisurarsi moltiplicando la velocità per la mas-sa ; poiché chi è che non misuri il movimentoper tal modo ? Tutto ciò mi par chiaro, disseallora il signor Marchese, se non che io trovouna certa nebbia di oscurità in un luogo ; etè , dove dite che la cagione è sempre egualpall’ effetto. Il dipintore fa una pittura, et ècagione di essa. Diremo noi che egli siaeguale alla pittura che fa ? Io vorrei dunquesapere, di qual modo ciò debba intendersi.Allora soprastetti alquanto, poi ripigliai. Lacagione non è, nè si chiama cagione, se non' in quanto agisce, et agendo produce P effet-to ; nè altro qui ora nella cagion si considerase non tale azione ; la quale azione egual-mente appartiene e alla cagione da cui pro-. cede , e all’ effetto in cui si termina ; sebbene yin quanto appartiene all 7 effetto , anzi passioneche azione suol da filosofi nominarsi. Oraquesta azione procedente dalla causa si diceessere sempre eguale all 7 effetto , estendendosiP.er tutto là dove si estende l’effetto, e non