Band 
Volume II.
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Z.IBRO I. . ^

die ella si prenda per lutto e in tutìi gliesperimenti sempre eguale , così che per ri-spetto di essa non mai debba cangiarsi ] aproporzione. Par dunque che tutta la questionevoglia commettersi all esperienza, per chì sivegga qual sia la grandezza di ciascun effet-to , e quindi misurisi la grandezza della for-za ; in tanto che gli esperimentatori , che sihanno oggimai usurpata quasi tutta la filoso-fia , si usurperanno ancora questa controver-sia. Io non credo però, risposi io allora, chei metafisici la lascierai 1 loro godere assai tran-quillamente. Come ciò ? rispose il signor Mar-chese. Perchè , dissi io , se noi non avremodelleffetto se non quella idea che 1 esperi-mentatore ci mostra, non ne avremo cheuna idea confusissima , e bene spesso mette-remo a luogo di effetto ciò che non è ; evorranno i metafisici svolgere essi et illustrarquesta idea, e dichiarare qual sia vero effet-to , e qual no, mostrando in che s adoprilazion della causa, e in che non s adopri., per mio avviso, avranno il torto; richie-dendosi a ciò un finissimo intendimento, ilqual può mancare all esperimentatore, chepoco della ragione, e quasi solo si serve de-gli ocelli e della mano. Io non avrei creduto,disse allora il signor Marchese , che dovesseessere tanto difficile il conoscer leffetto diuna causa; potendosi, secondo che a me pare,facilmente avvertire che cosa sia quello chesegue posta lazion della causa, e che nonseguirebbe non posta quella tale azione. Voidireste vero, risposi io, se egli bastasse.