LIBRO I.
cortesia vostra, avendomele nominate più volteil farmele ancor vedere. Se voi voleste, ri-sposi io allora, vederle scoperte , e quali inse- sono, io temo di non poter soddisfarvi •perchè esse non vogliono esser vedute , e sistanno continuamente nascoste. Di vero chi èstato mai che intender possa qual cosa sienoin lor medesime la gravità, l’elasticità, edaltre tali cagioni di movimento , e conoscerl’intrinseca forma loro ? Aristotele , che im-piegò quasi tutta la sua fisica a voler scoprirequal fosse la prima cagion del moto, pocoaltro seppe dirne , se non che ella dovesseesser xx/mrer r) xx) àiJnr, un non so che im-mobile e sempiterno ; il che non bastando aspiegar la natura della cosa, bastò a mostrarefin dove giunger potesse uno de 1 maggioriingegni di Grecia . Non bisogna dunque pre-tendere di conoscere con chiarezza e distin-zione queste potenze che producono il movi-mento, o lo distruggono, ma contentarsi diaverne un’idea confusa , e distinguerle sol pergli effetti. Io vi dirò bene un costume cheeli’ hanno quasi tutte, o più tosto tutte, dacui, per quanto si dice , mai non partono 3ed è, che mai non producono un movimentograndissimo tutto ad un tempo ; ma dando alcorpo prima uh piccolissimo impulso, gli dan-no , ove però impedito non sia, un moto pic-colissimo , cui poscia accrescono con un altroimpulso, e pòi con un altro, e poi con unaltro, finché lo riducono ad una insigne gran-dezza : e la potenza è molte volte così solle-cita e pronta in dar tali impulsi, che in poco