J,IBRO I. Qrj
ho sentito dire che i Leibnizìani, introduLtoridella forza viva, non tanto si fermano a con-siderare il corpo allorché cade, ma moltopiù quando sale, dicendo che se egli vengaspinto all’in su con quella velocità che avea,cadendo, acquistata, riconducesi alla stessaaltezza nello stesso tempo. Ma prima che noientriamo a dir di ciò, piacemi intender davoi alcune cose intorno la caduta, non per-chè io non ne abbia inteso quanto era d’uopoal proposito nostro, ma perchè desidero in-tenderne anche più. E se noi ci allontaniamoalcun poco dalla quistione della forza viva ;ciò che è a noi ? potremo ritornarvi comevorremo. Nè è necessario , risposi io , che ilvogliamo ; perchè già ne abbiamo detto quantoa voi può bastare e dee. Di questo anche,rispose il signor Marchese, diremo poi. Intantoio vi prego levarmi un dubio. Voi avete dettoche la gravità sul principio di ciascun tem-petto dà al corpo un certo impulso, facendopoi ragione che in tutto quel tempetto nonglie ne dia verun altro ; con che venite arendere 1’ azione della gravità non già perpe-tua e continuata, come veramente è, ma dis-continuata ed interrotta per varj intervalli.Io non dubito che questa non sia una diquelle supposizioni false, che ben usandolene conducono al vero ; e così voi ne avetecomodissimamente dedotte le leggi della gra-vità. Ma perchè non potremmo noi dedurrele istesse leggi dall’azione o vero dall’impulsoperpetuo e continuato, e non aver tanto ob-bligo alla falsità? E come vorreste voi, risposi