LIBRO I.
quante sono esse parti. Ma lutto ciò non fanulla al caso nostro , in cui vogliamo esseresempre eguale la massa. E ciò posto,'comenon dovrà aggiungersi alle potenze che avetedetto, et all’inerzia un’altra forza che sia pro-porzionale allo spazio, cioè al quadrato dellavelocità? Voi dite benissimo , risposi, perchèora a voi piace di prendere la salita come uneffetto, e perciò dovete immaginar nel corpouna forza che sia ad essa proporzionale. Nè
10 nego che voi possiate prendere, come ef-fetto., tutto che volete, e così fingervi quanteforze volete. Nego bene che la salita del corposia veramente un effetto, e che debba essereal mondo una particolar forza destinata dallanatura a produr le salite. E dico che nel sa-lire non ha altro effetto se non che il movi-mento prodotto già da una qualche potenza,
11 quale essendo rivolto all’in su, chiamasi pernoi salitaj e si conserva per l’inerzia, finchésia da una potenza contraria totalmente di-strutto , nè altra forza vi si ricerca. E quandobene vi si ricercasse una particolar forza cheproducesse la sali La, io non so anche perchèse la volessero i Leibniziani misurare col qua-drato della velocità. Oh diranno, rispose ilsignor Marchese : perchè quella forza si mi-surerebbe dalla salita, e la salita si misuradallo spazio , e lo spazio è proporzionale alquadrato della velocità. Sì, risposi, lo spazioè proporzionale al quadrato della velocità,se i corpi che noi paragoniamo, sieno gravidello stesso genere di gravità, come se sienodue corpi terrestri che sagliano all’ in su, i