LIBRO r. 8l
argomento che io sentii una volta dire a unmio nipote , che argomentava contra l’opi-nione di Leihnizio. È egli quello , disse il s i_gnor Marchese, che voi avete esposto ne’ vo-stri Comentarj, e che io lessi in Palermo , emi sdegnai meco stesso, parendomi allora chenon mi sodisfacesse ? Non vi sdegnate per que-sto , ri posi io, con voi stesso ; perchè è statoanche un valoroso matematico, voglio dire ilPadre Riccatì, a cui quell’ argomento non èpotuto piacere. Se vi è caro , io vi raccon-terò la lite come è stata 3 e tanto più volen-tieri il farò, che esponendolavì, verrò insiemead esporvi quali fossero i principi ultimi, equal F origine di tutta la quistione della forzaviva ; che essendo già nata dall’ incomparabilLeihnizio, parve poi che si tacesse per lungotempo , finché eccitata e commossa dall’ egre-gio Bernulli, surse di nuovo con piò rumore.Io avrò caro di udirne, disse il signor Mar-chese. Sappiate dunque, ripigliai io, che Leib-nizio assumeva, come un principio di mec-canica da non dover dubitarsene, che egualiforze debbano avere due corpi, se P un diloro avendo massa 4> possa salire all’altezza 1 ;e 1’ altro avendo massa 1, possa salire all’ al-tezza 4 5 misurando così le forze dalla massamoltiplicata per lo spazio. E quindi argomen-tava sottilmente a questo modo. Se un colpo,la cui massa sia 4? cada dall’altezza 1, acqui-sta forza di risalire spazio 1 ; e se un altrocorpo, la cui massa sia 1, cada dall’ altezza 4,Acquista forza di risalire spazio 4 - Avrannodunque questi, due corpi acquistate forze egualiCanotti F. M. Voi, IL 6