LIBRO I. y
i Leibniziani, non contro tutte le forze diepossono venire in mente a chi che sia, e checiascuno può ad arbitrio suo chiamar forzevive ; perciocché questo è cangiar la quistione,ritenendo lo stesso nome. Per altro io possoben dirvi che il signor Marchese di CampoHermoso et io abbiamo fin ora spiegato tuttigli effetti della gravità , e , per quanto è pa-rato a noi, assai comodamente ; nè mai cisiamo avveduti d’aver bisogno d’alcuna dicoteste due forze , nè della susseguente , nèdella preveniente. Se la cosa v’ è andata be-ne , disse il signor D. Niccola, nella gravità ,non vi andrà forse così bene negli elastri. Per-ciocché spandendosi una serie di elastri, eurtando alcun corpo, se voi mi dite che pro-duce in esso una certa velocità e non altro,a voi starà di dimostrare che questa velocitàsia proporzionale alla serie stessa , coir’ esserdee ogni effetto alla sua causa ; il che nonpotendo per voi dimostrarsi, vi farà d’uopoconfessare che la serie non produce la velo-cità , ma altro ; e dovrete finalmente ricorrerea quella forza viva che dite preveniente. Ionon so, risposi, s’io sia così obbligato, comea voi pare, di dimostrarvi che la velocità,essendo prodotta dalla serie, debba per ciòessere proporzionale alla serie; perciocché seb-ben dicesi 1’ effetto dover essere proporzio-nale alla causa che io produce, vuol però in-tendersi che sia proporzionale non alla causa,ma all’azione di essa. Tuttavia, acciocchénon diciate ch’io fugga la difficoltà, voglioesporvi brevemente una ipotesi, a mio giudizio
Zanotti F. M. Voi. II. 7