LIBRO I. ri _
avrebbe egli di seguir le più lunghe e l e piutorte ? Quella stessa , risposi io-, che avrebbedi seguir le più brevi e le piu facili : che ionon so qual ragione segua un Dio , creando lecose; dico bene che la ragione che egli segue,non può essere nè la brevità, nè la facilità, nèla semplicità, essepdo a lui brevissimo, e faci-lissimo e semplicissimo ogni 'cosa. La bellezzadell’opera, disse quivi il signor D. Serao, po-trebbe foi’se essere una tal ragione; poichéessendo certamente più bella quell’ opera cheè più semplice, ne viene, che se Dio vuolcrear la più bella, vorrà ancora crear la piùsemplice. Che se egli in tutto studia e vuolef ouor suo , ( giacche mi traete a viva forzain Teologia) quale onore farebbe a lui un’operaintralciata in mille modi et avvolta , in cui sipervenisse per cento mezzi ad un fine al qualepotea pervenirsi per uno solo ? Senza che,quando egli per giungere a un certo fine siservisse di mezzi inutili, mostrerebbe di nonconoscerli. Voi, dissi, signor D. Serao , misospingete in un gran pelago, chiamandomi aragionare dei fini e dei mezzi della natura, edella ragion di crearli ; e parmi che moltogiudiziosamente Cartesio vietasse a suoi d’im-pacciarsi de’ fini della natura, avendogli pertroppo occulti; e veramente se son tali, qualiquel gravissimo uomo gli credette, e qualisono in fatti da credere, io non so a qual«so serbisi il principio della semplicità, volendostabili re più tosto un sistema che un altro ;perchè se quel sistema è più semplice che piùspeditamente e con maggior facilità conduce