LIBRO I. I2I
«011 sarà anche una quistione oscurissima, sesieno le più semplici? La qual oscurità ci sifarà tuttavia maggiore , se noi considereremoche i fini che noi aneliamo immaginando nellanatura , non sono nè esser possono i fini ul-timi di Dio , il quale non può averne che unsolo , et è quello dell’ infinito et inesplicabileonor suo. E benché io non abbia delle cosedivine scienza ni una, non crederei però d in-gannarmi , se io dicessi che l’onore che Dio sommamente e più che altro studia, e cercae vuole , non è già quello che a lui fannocon la bellezza loro le cose essendo create,ma. quello che fa egli a se stesso creandole *,perciocché le crea egli non perchè meritinod’esser create, ma perchè gode di crearle,ancorché non lo meritino. Nel che si com-piace dell’infinita liberalità e magnificenza sua;nè sta, cred’ io , a fare i calcoli, nè a pren-der misure per timor di non creare una stelladi più, o far qualche pianeta oltre il bisogno:come un eccellentissimo musico, il qual com-piacendosi della sua voce, canta a diletto; nèsi rimane , perchè bisogno non ne sia. E seDio fa le cose non mosso dalla bellezza loro,ma dal piacere di farle, chi sa fin dove que-sto piacere lo porti, e fino a qual segno egliabbia voglia di sollazzarsi? che non può giàa lui dirsi, come al fanciullo : cessa ornai,tu hai giocato abbastanza. Voi tornate, disseallora il signor D. Serao, a i vostri luoghi° r atorj; e mostrando» egli di voler pur pro-seguire, la signora Principessa l’interruppe,e disse : cotesta vostra disputa è ormai troppo