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Volume II.
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122 DELLA FORZA DECORPI

lunga e fuor di proposito ; che se voi vi fer-male tanto in coleste sottigliezze, non saràmai che per noi si torni agli elastri. Pur per-mettetemi , vi prego, disse allora il signor I).Serao , che io aggiunga una cosa sola ; ed è, cheMaupertuis , filosofo tra quanti oggidì ne sonoin tutta Europa chiarissimo, ha creduto dipoter argomentare che F autore della naturadebba essere e prudentissimo e sapientissimo ,e finalmente Dio , dimostrando non altro, senon che tra le infinite leggi del moto ehes-ser potevano , abbia egli saputo conoscer lepiù semplici , cioè quelle nelle quali ha mendi fatica e men d azione , e quelle si abbiaproposto di voler seguire; e tale argomentoè paruto allillustre filosofo tanto grave, chelha di gran lunga anteposto a tutti gli altriche soglion prodursi a dimostrare 1 esistenzadi Dio ; tanto ha egli dato di autorità allasemplicità. Se così è, assai picciola cosa, ri-sposi io allora, basta a Maupertuis per farneun Dio . Come picciola cosa ? disse allorala signora Principessa ; pare a voi picciolacosa a saper conoscere tra le infinite leggipossibili, quali sieno quelle in cui ha mendazione? Picciolissima, risposi. Perchè? dissela signora Principessa. Perchè, dissi, le hasapute conoscere anche Maupertuis , che non,è un Dio : io credo che sia il presidente del-lAccademia di Berlino. E certo se lautoredella natura non altro avesse saper dovuto,se non quali fossero le leggi del moto a cuimeno azione che a tutte F altre si richiedes-se, non avea par ciò mestieri duna sapienza