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Volume II.
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128
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128 DELLA FORZA deCORPI

può starsi in ozio , et anche andarsene , se aDio piace. Ma quale è deLeibniziani o deBer-lini! ì ani, che per forza viva intenda una virtùcosì oziosa ? la quale non che forza viva, nonveggo pure perchè debba chiamarsi forza. Bi-sogna, dissi, che egli avesse di che illustrareT inerzia de corpi ; e volendo fervi sopra unlibro , abbia anche voluto nobilitarla con unnome splendido , e chiamarla forza viva. Nelche ha usato di quella libertà che usan tal-volta i filosofi e i matematici, imponendo inomi a modo loro. Almeno, disse allora lasignora Principessa, si sarà egli astenuto daquelle forme che i Leibniziani e i Bernullianisogliono tutto avere in bocca, quando di-cono che le potenze producon ne corpi , ge-nerano, trasfondono la forza viva ; perciocchéchi direbbe che le potenze producali ne cor-pi, generino, trasfondali linerzia? la quale èuna virtù che, se F hanno i corpi, F hannoper lor medesimi 3 non la ricevono in donoda alcuna potenza sopravvegnente. Usa benis-simo , diss io , tali forme , e voi ne vedreteil libro pieno. Ma se la forza viva è, secondolui, colesta inerzia, disse allora la signoraPrincipessa, come può egli poi sostenere chesia proporzionale al quadrato della velocità ?linerzia è forse tale? Non so, risposi3 e certoanche a me è paruta strana 1 opinione. Nonparrebbe tanto strana , disse allora il signorD. Niccola, se voi aveste spiegato beile ognicosa 3 perchè dicendosi, la forza viva esserlinerzia, cioè quella virtù che conserva ilcangiamento prodotto nel corpo dalla potenza^